Secondo l’analogia proposta in conclusione del capitolo precedente (Opere Mondo e Partito Mondo), il Partito Mondo di cui si parla qui deve essere considerato come un organismo potenzialmente onnivoro, caratterizzato da una forma inclusiva strutturata al fine di dialogare soltanto con se stesso, ovvero di acquisire alla propria dinamica interna qualunque entità con la quale si trovi ad entrare in relazione. Come una di quelle Opere Mondo di cui parlava Moretti nel 1994 si pone in una posizione esaustivamente riassuntiva di tutta la tradizione letteraria passata, presente e futura, nonché di tutto ciò che sia in una qualche maniera narrabile, il Partito-Mondo concepisce qualunque fatto politicamente rilevante come parte di una dinamica interna, che si svolge e si consuma nei confini indefiniti del suo campo di operatività. In sostanza, il Partito Mondo non vuole che rimanga nulla fuori di sé, tutto deve essere inglobato, acquisito o, alla peggio, negato.

Il ragionamento di cui sopra spiega innanzitutto la ragione per cui il Partito Mondo non potesse che ambire ad includere l’avversario di sempre dentro di sé e spiega ugualmente perché anche gli avversari che  mano a mano si siano presentati lungo la strada non siano mai stati concepiti come veri antagonisti. La prassi del Partito Mondo si dimostra storicamente congruente rispetto a questa valutazione. Infatti, il Partito-Mondo tratta, dialoga, apre ponti, ambisce ad includere, a co-governare per riassumere, a determinare intese larghe, larghissime, che in realtà riflettono l’ambizione di inglobare tutto, o meglio di diventare tutto.

Una volta che il Partito Mondo ha acquisito al proprio campo operativo il suo avversario storico, può cominciare a comportassi come se nulla esistesse fuori da sé, identificando il suo Segretario col Premier, dunque indicendo al suo interno le elezioni intese a designare questa figura. Una volta eletto il Segretario, poco importa che le istituzioni repubblicane prevedano le elezioni legislative generali. Indipendentemente dal loro esito il Partito Mondo continuerà a pensarsi come se nulla eccedesse i suoi margini, i suoi confini e farà di tutto per evitare che questi margini e questi confini acquisiscano una consistenza definita.

Il Partito Mondo mira ad identificare il conflitto politico col conflitto interno, come se non esistesse nessun avversario fuori da sé. Gli scontri tra i suoi esponenti, a tutti i livelli, dalla sezione sperduta alla direzione nazionale, assorbono completamente la sua attenzione e, paradossalmente, anche quella della società che, in linea teorica, dovrebbe situarsi fuori dai suoi confini. I dibattiti drammatici che si svolgono al suo interno hanno la capacità di abolire tutto ciò che è fuori, come se gli altri, coloro i quali in linea teorica dovrebbero rappresentare la resistenza di ciò che non è stato ancora assorbito, finiscono per essere risucchiati nelle spire dei continui psicodrammi che lo scuotono.

L’epica del Partito Mondo è necessariamente polifonica, poiché ambisce ad includere il mondo intero e per questo motivo contempla sfumature tragicomiche in cui sinistra e destra, alto e basso si incontrano e si mescolano fino ad apparire indissolubili. Inarrivabile il caso della pornostar che chiede al più austero dei candidati alla segreteria come sia andata la direzione che sta per affossare un governo guidato da un suo esponente. Tutta la società vive l’illusione di dialogare in una qualche misura col Partito Mondo, partecipando in una qualche misura al suo racconto epico. In realtà, questa partecipazione configura in maniera  automatica una sostanziale inclusione del dialogante all’interno delle dinamiche del Partito Mondo.

Naturalmente i media, il sistema di comunicazione che dovrebbe raccontare il mondo, finisce per essere riassunto all’interno delle dinamiche del Partito-Mondo. I tempi del dibattito che affossa un governo guidato da un suo esponente sono concordati con l’emittente che lo dirama pubblicamente secondo una modalità che rispecchia forme di sostanziale identificazione. Il Partito Mondo non vuole raccontarsi tramite i media, vuole piuttosto inglobare i media al suo interno in maniera tale che nessun racconto gli sia estraneo, ovvero sia prodotto fuori dalla sua forma caratterizzante, quella del cannibalismo ipertrofico.

In questa sua tensione ideale, che non è progetto ma modalità inconsapevole, il Partito Mondo acquisisce al suo campo di appartenenza di tutto di più, dallo scrittore idolo delle professoresse delle superiori al rappettaro pop che scalda i cuori di madri e figlie, in una grande rassegna che va da San Patrignano a Madre Teresa, passando per Seta letto sulla spiaggia dell’Isola greca, ma anche a Ansedonia. L’operaio e il padrone, la moglie e l’amante, il marito e il toyboy, il calciatore e la starlet, nulla deve restare fuori. Perché ciò che è fuori da questo gioco inclusivo fa paura, è temibile, spaventa come l’ignoto, come se l’unica cosa conoscibile fosse se stesso. Nell’eterna seconda media con la quale il Partito Mondo si identifica, il gruppo del muretto è tutto ciò che conta, come se fuori da lì non ci fosse l’universo intero e non bastasse semplicemente muovere un passo per immergervisi dentro e sentirsi finalmente vivi.