Amo il Melodramma 

di Gianfranco D’Amato

Un uomo burbero, grassottello con una voce cavernosa che faceva tutti impietrire sui banchi di scuola quando dall’altoparlante gridava: “Attenzione parla il Preside…” è stato quello che mi ha aperto il mondo dell’Opera.

Arriva la mia pagella, i voti erano buoni, anche di più. Premio della scuola un palco al “ Costanzi”, il famoso teatro dell’Opera di Roma.
Eravamo in due, due bravi studenti proiettati tra vecchi velluti, vestiti come si usava allora come per un funerale. Mio padre mi insegnò a fare il nodo alla cravatta. A sedici anni era la prima volta che l’indossavo.
Rapiti ci proiettammo in un mondo di suoni, di voci in una pomeridiana di Bohème. Nicoletta Panni era Mimì, Napoleone Annovazzi il direttore d’orchestra. Comincia il mio amore. Dapprima tiepido poi sempre più forte fino a diventare  un melomane.
L’amore pucciniano, nato quel giorno con la Bohème, fu sostituito solo dalla passione per il Maestro: Giuseppe Verdi.
Mandai a memoria montagne di libretti. Risparmiavo per acquistare dischi, collezionavo montagne di opere. Leggevo le grandi recensioni e i sacri testi: Massimo Mila sopra tutti. Ascoltavo diverse interpretazioni per cogliere la nota che ti rapiva. Adoravo il fa di Pavarotti nei Puritani. A tal proposito il padre di Pavarotti gli disse: “hai sentito che bella nota ha preso il soprano?”. E lui: “Papà ero io!”
Tra le incisioni storiche possiedo ancora “Un ballo in maschera” con Beniamino Gigli, inciso sotto il fascismo quando non si poteva nominare l’Inghilterra, la perfida Albione. E lui canta la splendida aria “Renato rivedrà l’Inghilterra” sostituita con “Renato rivedrà la sua patria”.
Ma a tanto studio e a tanta serietà si unì il divertimento con una beffa.
Un piccolo film “Gianni Schicchi” ripreso al Comunale di Firenze. In una Firenze illuminata il Soprano canta: “Oh mio babbino caro”, un corto circuito e cominciano a scoppiettare le luci. Dalla balconata una voce: “gli è così contento che la fa fochi”. E poi sempre in un filmato Tosca che si getta dagli spalti di Castel S. Angelo e ribalza in scena a causa dei tappeti elastici.
Posso dire di vivere tra i suoni , con l’orecchio attento e la testa tra le nuvole, sul palco a rispondere alle arie, alle cavatine. Intonare con tono profondo “ Madamigella Valery e sentire dalla strada “Son io…..”
La ricompensa a tanto amore? Mi torna in mente una domanda della professoressa di lettere: siete su un’isola, da soli, preferite un lenzuolo od una poesia? Con la poesia non sarete mai soli!
Certo i versi dei libretti non sono mai così alti, indimenticabili, perché funzionali perfettamente alla musica, al personaggio.
Il povero librettista Francesco Maria Piave conobbe bene le ire di Verdi che lo chiuse in una stanza fino a che non avesse trovato il verso giusto, la parola funzionale alla situazione scenica.
La parola in Verdi è suono, corpo, valore. Entità che risolve il personaggio, chiarifica la scena, dà alla situazione tra i diversi personaggi una luce che l’ascoltatore legge come punto chiave nelle controversie, nelle effusioni amorose, nella tragedia.
“La maledizione” acquista un suono ferale intonata dai personaggi verdiani . Perché?
Lo fu per lui un ricordo che segna. Era ragazzo, chierico alla parrocchia. Il prete lo colpì per un mancanza.
Sanguigno quale era, urlò: “ti colga un fulmine!” . Ed il poveretto mesi dopo fu realmente colto da una saetta sul sagrato. La cosa colpì il giovane Verdi tant’è che la maledizione è presente come un angelo vendicatore in tante sue opere.
Arrivò la radio. Una piccola radio privata. Avevo uno spazio che dividevo con un ragazzo che seguiva il jazz.
Diventammo amici e provammo a fare insieme un programma ironico e appassionato.
Dividemmo le eroine del melodramma tra morte strangolate, pugnalate, sul rogo, rantolanti e morenti nel deserto, tisiche o pazze furenti: “Le Morte”.
Ad ogni puntata facemmo intervenire una donna ad illustrare le diverse condizioni femminili nell’ottocento.
Ohimè oggi in maniera ancora più efferata non siamo lontani da quella considerazione della donna.
Per ironia manca la musica ed una grande interprete.
Ed un maschio che sia attore con una voce poderosa e non un meschino assassino.