Dopo la grande assemblea cittadina di lunedì a Palazzo Massimo, le lavoratrici e i lavoratori del Mibact lunedì 1 febbraio dalle 15 e 30 alle 17 e 30 portano la loro protesta fin sotto l’ingresso del dicastero di Via del Collegio Romano 27, invitando le associazioni e i parlamentari che sono stati chiamati in questi giorni a confrontarsi sui rischi che nasconde il Decreto di Franceschini e a chiederne il ritiro.
Ancora non è stata completata la riforma del 2014 che già discutiamo un nuovo disegno di legge. Una riforma che non prevede alcun confronto, che non tiene conto dello stato in cui versa il Mibact, e che quindi desta preoccupazione tra i lavoratori. La suddivisione oggi proposta per il Lazio appare sotto molti punti di vista incomprensibile: Al Polo Museale si aggiungono nuovi musei, mentre si staccano Villa Adriana, Villa d’Este e il Polo Eur; parchi archeologici nascono dallo smembramento dell’attuale Soprintendenza del Colosseo; l’Archeologica del Lazio e Etruria accorpa anche le belle arti e il paesaggio.  
Unità smembrate, come ad esempio il parco archeologico dell’Appia Antica, che rischiano di essere cedute a privati e consegnate agli interessi della speculazione.
A tre giorni dalla firma sul decreto di riforma, il 25 gennaio il Ministro ha avviato la procedura di mobilità volontaria del personale, attesa da mesi e necessaria per il rilancio del Ministero. Ma le destinazioni della mobilità sono i posti di lavoro pre-riforma, in via di cancellazione o modifica: la Soprintendenza belle arti e paesaggio Roma, l’Archeologia Lazio Etruria, la Soprintendenza Colosseo e Museo Nazionale Romano. La mobilità così è una beffa per i lavoratori e rischia di produrre effetti contrari a quelli indicati dalla riforma.
Fiorella Puglia, Fp Cgil Roma e Lazio
Andrea Nardella, Cisl Fp Roma e Lazio
Franco Taschini, Uil Pa Roma e Lazio