Si può tranquillamente affermare che la Grecia fino al 2007 godeva di un certo benessere economico. Grazie alla spinta di settori quali il commercio e il turismo, il popolo ellenico riusciva a contenere un debito pubblico che le agenzie di rating internazionali classificavano con “A”, un indice di qualità medio alta. Poi il 2008 e la crisi. L’anno successivo l’ex premier George Papandreu, socialista del PASOK, denunciava i conti truccati dal precedente governo, guidato dal partito di centrodestra Nuova Democrazia, per ottenere un posto al sole in Europa. Dal sole dell’Europa al buio del default il passo è breve. L’intera struttura politica ed economica del Paese è ora a rischio. Si teme un contagio finanziario. La sinistra radicale di SYRIZA, rappresentata dal giovane segretario Alexīs Tsipras, ha organizzato un presidio sanitario dal quale intende combattere ogni epidemia. Visto che il grosso del debito, il 65% del totale, è detenuto dagli altri governi dell’eurozona, basterebbe rinegoziarlo per sconfiggere paure vere o presunte. Questo è lo scenario politico economico descritto mercoledì scorso nella sala dibattiti del Circolo, che ci porta dritti verso le elezioni in Grecia il prossimo 25 gennaio. Inutile sottolineare l’importanza che l’esito delle urne avrà sul resto dell’Europa e l’esigenza di comprendere quale è la posta in gioco anche per il nostro Paese. Con la consueta passione che ormai caratterizza le serate del mercoledì, il tema è stato dibattuto insieme al giornalista della tv pubblica greca Dimitri Delionales, a Dimitrios Michoudis, anche lui giornalista, e a Nicoletta Pirozzi, responsabile “Ricerca” dell’Istituto Affari Internazionali.

La novità che salta subito agli occhi è che quello di Alexīs Tsipras è il primo vero “no” alle politiche di austerità volute dalla Troika. Finora, nonostante i malcontenti, nessuno l’aveva mai pronunciato così forte. Dimitri Delionales dichiara apertamente che voterà SYRIZA. La risposta dell’Europa alle richieste di rinegoziazione del debito non si è fatta attendere. Occorre prima rispettare i patti sottoscritti, poi si discute il resto. Se così fosse, le misure che si abbatteranno sulla Grecia saranno fatte di lacrime e sangue. I commenti che seguono pongono in discussione l’opportunità della tornata elettorale e, in particolare, il fatto che si doveva procedere prima con l’elezione del Presidente della Repubblica, lasciando il pesante fardello dei tagli sulle spalle di Antōnīs Samaras, attuale Primo ministro e leader del partito liberalconservatore. A proposito dell’uscita o meno della Grecia dall’Unione, in caso di vittoria di SYRIZA, è molto probabile che nulla cambierà. E’ vero che il partito di Tsipras rappresenta diverse anime e, al suo interno, ci sono posizioni diverse, ma l’impressione è che se dalle urne dovesse uscire il suo nome, come dicono i sondaggi, difficilmente si arriverà a una decisione così estrema. La vera scommessa di Tsipras, piuttosto, è quella di riuscire a formare una coalizione di governo. Poi, con la Troika si troverà senz’altro un punto di mediazione. Qualcuno nota che la condanna all’austerity in realtà è arrivata già dal PSE e, se per questo, si comincia ad avvertire una prima inversione di tendenza nelle politiche economiche, primi segnali provenienti dal nuovo presidente del Commissione, Jean-Claude Juncker. In Europa, Tsipras si collocherebbe con la sinistra unitaria europea e difficilmente potrà dettare linee politiche. E’ una questione di numeri. Qualcuno chiede quale prospettive ha oggi la destra in Grecia e quanto pesa il debito greco. La prima risposta è presto data, Alba Dorata nei sondaggi convince oggi il 5-6% dell’elettorato. Riguardo al debito, la Grecia ha iniziato lo sforzo di risanamento di bilancio con un deficit di circa 24 miliardi di euro. Gli interessi oggi ammonterebbero a circa 9 miliardi. Ma la vera questione e che l’Europa non è intervenuta tempestivamente! A queste affermazioni seguono una serie di commenti e domande sul programma e la politica di Tsipras. Agli ospiti si chiede perché in campagna elettorale il leader di SYRIZA non abbia accennato a un piano “B” riguardo ad una eventuale uscita dall’Europa e se, all’interno della stessa, sta tentando di costruire un’alleanza dei Paesi sud-europei. A guardar bene esiste esattamente una tendenza opposta, una de-regionalizzazione europea. E l’Italia trova sponda più facilmente in Danimarca che in Spagna. Si ricorda anche che il Presidente Junker è sostenuto dai socialisti europei, i quali puntellano con determinazione il fronte anti-austerity. A proposito di sinistra non radicale, il PASOK con ogni probabilità farà parte della coalizione che Tsipras formerà per governare il Paese. Ma in Europa? Qualcuno commenta che qui, e non solo, regna il consociativismo. La politica latita. La BCE non è certo di sinistra. I diversi partiti che la compongono dovrebbero ricompattarsi! L’opinione che segue conferma l’idea dell’imperfezione del contesto democratico europeo. Ma qualcosa si sta muovendo, sta migliorando. Senza dubbio l’anello debole dell’Europa è la mancanza di una vera gestione politica degli Stati membri. Tsipras in questo contesto è in grado di alimentare l’attuale dibattito, dare una “sveglia” alla sinistra europea. Certo è che la sua azione non sarà dirompente, ma può avviare un processo dagli effetti a catena. Riguardo il programma politico di Tsipras, occorre dire che, talvolta, assume toni populisti: provvedimenti da attuare subito contro la crisi, c’è una patrimoniale e la lotta all’evasione fiscale. In Grecia esiste una sensibilità politica molto forte, e grandissima è la partecipazione. Tutti prendono posizione, non ci sono idioti. L’etimologia del termine ci ricorda che l’idiota è un uomo privato e come tale è considerato incompetente o inesperto. In questo senso in Grecia non ci sono idioti. Per Tsipras esiste un problema di credibilità. Il suo è un partito dalle molte facce, anche estremiste. Ma è un uomo la cui posizione è passata da una sinistra di protesta a una sinistra di governo. Parlare con una unica voce, cercare di cancellare l’idea di essere una aggregazione di movimenti e comprendere elementi che non appartengono al Partito sono gli sforzi che sta compiendo il leader di SYRIZA. In chiusura di serata gli ultimi interventi testimoniano l’opinione diffusa che se l’Europa vorrebbe, riuscirebbe a risolvere la questione economica greca in breve tempo. Il problema dell’Europa non è di natura economia, ma di natura politica.