Oggi Il Foglio pubblica un ampio articolo di Adriano Sofri con questo titolo: “L’ombra del Ventennio”. La domanda che lui pone si può leggere nel sommario: “La demagogia, il sovranismo, la xenofobia, la seduzione del Capo. Sono solo sfascisti nella coalizione Lega- Cinquestelle”? Sofri, anche commentando un libro dello storico Guido Melis su come si verificò l’adesione al fascismo anche di ampi strati della burocrazia e dell’accademia, legge una certa assonanza tra ciò che si verificò nel trapasso tra la democrazia liberale e il fascismo e ciò che si sta verificando in questa fase politica in Italia.

Ho più volte detto e ripeto – ed è quel che anche Sofri sostiene – che i fenomeni politici, sociali e culturali non si ripetono nelle stesse modalità e forme. Il problema in esame oggi riguarda i comportamenti di vasti strati che hanno un ruolo nello Stato e nella società di fronte a fenomeni politici che segnano una transizione dal regime liberal-democratico a regimi che comunque lo negano. In Ungheria, in Polonia, nella Repubblica Ceca, in Turchia, non c’è il fascismo come lo abbiamo conosciuto; c’è quel che in questa fase politica si definisce democrazia illiberale. Certo, questa definizione somiglia ad un ossimoro ma fa capire che siamo di fronte a qualcosa che tocca temi che attengono alla libertà e investe parti rilevanti dell’Europa.

Matteo Salvini, con brutale franchezza, dice che i suoi riferimenti europei sono proprio quei regimi definiti democrazie illiberali e oggi ha incontrato Marine Le Pen che ha gli stessi obiettivi. Alle elezioni europee, Salvini vuole costruire un blocco sovranista e xenofobo in netto contrasto con le forze che vogliono un’Europa riformata ma con una base politica liberal-democratica. Il Di Maio corre dietro a Salvini, attacca la stampa che lui vorrebbe addirittura cancellare ma nel suo movimento sul tema europeo c’è molta confusione.

Il problema che preoccupa Sofri e, con lui, tanti italiani ed europei, è il fatto che Salvini accresce i consensi con questa sua politica ed anche il fatto che il governo, complessivamente, segue la sua linea. C’è anche un preoccupante adeguamento a queste posizioni anche di strati popolari ed è questa l’analogia con quanto si verificò negli anni del passaggio verso il fascismo. È impressionante nel governo la resa di Tria, il consenso di Savona e il silenzio di altri mentre il presidente del Consiglio conta sempre zero. Ma non va sottovalutata l’adesione alla Lega del presidente della Confindustria Boccia (anche se poi ha rettificato qualcosa), di tanti notabili che hanno un ruolo nello Stato, di tanti capi e capoccia nelle province. Adesioni anche, direi soprattutto, nel sud dove la Lega aveva seminato solo odio e disprezzo verso i cittadini del Mezzogiorno.

Attenzione, però. Le analisi è bene farle e discuterle. Ma se non c’è la consapevolezza che occorre una lotta politica forte contro queste tendenze, le analisi possono apparire come una rassegnazione. La lotta è necessaria, possibile e urgente. Riguarda tutti coloro che hanno coscienza di quel che sta avvenendo e, quindi, sarà bene mettere mano alla organizzazione dell’opposizione. Tra queste forze c’è certamente il Pd. Ma ha capito o no la fase che stiamo attraversando o pensa solo alle primarie?

(8 ottobre 2018)

Giancarlo Santalmassi