La scorsa settimana nel primo Mercoledì a Giubbonari abbiamo parlato di un tema importante, che sta a cuore a tutti noi. La pace.  Di seguito trovate una sintesi degli interventi.

Giulia Urso apre la riunione ricordando che, con lo slogan “Senza la base scordatevi le altezze”, il Circolo questa estate ha cercato di restituire dignità e rispetto al ruolo del militante. Ci si è domandato se aveva ancora senso fare militanza. I Giubbonari rispondono oggi guardandosi negli occhi e organizzando una grande serata-evento. Il tema è di quelli in grado di suscitare forte interesse e passione: la pace. E la Tavola della pace è un luogo dove il confronto e la progettazione comune trovano spazio per promuovere anche i diritti umani e la solidarietà.

Il primo Mercoledì ai Giubbonari si cala in questo luogo insieme a Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace e organizzatore della Marcia Perugia Assisi; Andrea Manciulli, vice presidente della commissione esteri alla Camera e Presidente della Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO; e Fernando Cancedda, giornalista, blogger e membro del Direttivo del Circolo Roma PD centro storico. Gli ospiti animano un prezioso dibattito che, inizialmente, ruota proprio intorno al concetto di Pace.

Fernando Cancedda, presentando i convenuti, afferma come sia importante per un Circolo confrontare idee e opinioni con le associazioni che operano sul territorio nazionale. Questo è il terzo appuntamento. Con esse si condividono valori e obiettivi, anche quando all’interno delle stesse si marcano alcuni distinguo. E per dovere di cronaca legge una breve lettera di Fabio Giuliani, spiegando l’uscita dalla Tavola dell’associazione Agesci. Prima di cedere la parola, Fernando rammenta la figura di Aldo Capitani, tra i fondatori dell’associazione ospite.

Si parte subito con Fabio Lotti e i ripetuti appelli di Papa Francesco, a proposito della 3a guerra mondiale che si combatte a pezzetti, e dalla considerazione che chi vuole veramente la pace deve essere realista. Il primo strale cade proprio sulla politica, giudicata fuori dalla storia e incapace di avere un respiro lungo, quindi di avere un senso del “reale”. Lo strumento usato per risolvere i problemi nel Medio Oriente è la guerra, ma è uno strumento che si è rivelato completamente non all’altezza delle sue finalità. L’unico risultato ottenuto è il 95% delle vittime civili. Negli ultimi 25 anni, l’Italia ha partecipato a otto guerre e nessuna di queste si è conclusa! Il problema non è morale, è lo strumento che è sbagliato. La politica dovrebbe essere all’opposto della guerra e non la sua continuazione. Mentre in altre regioni si consumavano genocidi, come in Ruanda, o interi Stati precipitavano nel caos, come la Libia, la politica internazionale pensava bene di tenersi alla larga.

Come contro altare alle tesi appena esposte, ma con alcuni elementi di contatto, si aggiungono al dibattito le argomentazioni di Andrea Manciulli che, da un lato, invitano a riflettere sul ruolo della conoscenza e della corretta informazione e, dall’altro, spingono a evitare le generalizzazioni. A Catania si è appena concluso un importante vertice Nato che non ha avuto il giusto risalto mediatico. La politica qualcosa fa, ma è vero che gli errori commessi nel recente passato sono molti e riguardano soggetti diversi. Gli Stati Uniti generalizzano quando concentrano l’attenzione solo sull’ISIS. Il vero problema è il fondamentalismo, che ha molte facce ed è dilagante. Gli errori riguardano la sottovalutazione di questo fenomeno.

Al Qaeda è la prima organizzazione che passa dalla teoria ai fatti. I ricchi regimi arabi percepiscono immediatamente che da tale situazione possono scaturire vantaggi non indifferenti. Se l’obiettivo è costruire una vera e propria potenza araba, occorre cavalcare l’onda del fondamentalismo, finanziando le scuole coraniche, operando per un ritorno alla shariʿa e contrastando le correnti di pensiero più moderate. Il primo errore commesso dall’Occidente, principalmente dagli Usa (e dalla Russia), è stato servirsi di alcuni Paesi arabi per combattere guerre come quelle in Afghanistan o in Libano.

Negli anni successivi, Al Qaeda è divenuta il braccio armato proprio di quei Paesi sui quali l’Occidente ha fatto conto. Qui si è cercato di creare consenso tra i musulmani assumendo un volto positivo, istituendo movimenti umanitari, fornendo assistenza medica e alimentare. Aumentavano i medici e al contempo aumentava anche il fondamentalismo e l’intolleranza! Ma ci si domanda, mentre si consumava questo arbitrio l’Europa dov’era? Cosa faceva?

Il secondo errore è di natura valutativa. Ed è dato dalla nascita di un’agguerrita competizione tra i movimenti interni allo stesso mondo arabo: le “primavere” sono state un’occasione per radicalizzarne il portato spontaneo. Ma il salafismo era già presente nella moschea a nord di Parigi e i foreign fighters già esistevano. Oggi arrivano a 12 mila e sono tutti tra i 17 e i 25 anni.

Se Al Qaeda non è riuscita ad andare oltre l’idea terroristica, l’ISIS rappresenta la volontà di costruire uno Stato. E lo fa istigando i “lupi solitari”, anche attraverso la rete, a preparare attentati terroristici. Tutto ciò non si combatte con l’intervento militare, ma con la prevenzione! L’Italia da questo punto di vista ha drenato meglio di altri Paesi, perché l’esperienza del terrorismo l’aveva vissuta in casa. L’Arabia Saudita ha partecipato al convegno organizzato dalla Nato a Catania. E’ bene che anche il Qatar si sieda al tavolo con i sauditi. Quindi, non solo bombardamenti! L’intervento in Libia, ad esempio, ha dato esiti disastrosi.

Il dibattito prosegue con la risposta di Fabio Lotti all’accusa di genericismo, con una distinzione: parlare in modo generale non significa generalizzare. Resta il fatto che sono 70 anni che si consuma il dramma israelo-palestinese, si sono spesi milioni di dollari in conferenze di pace e quale è il bilancio della politica?

E’ ora il turno dei militanti convenuti al dibattito. Il primo intervento mette in luce le azioni che l’Occidente avrebbe dovuto intraprendere in seno alla politica interna ed estera. Riguardo la politica interna, le pratiche di integrazione sono state del tutto insufficienti e le banlieue parigine sono lì a dimostrarlo. Questo fenomeno ha alimentato il radicalismo. Altra questione è la discutibile politica di approvvigionamento dell’energia presso i Paesi in questione. Riguardo la politica estera, gli Stati occidentali avrebbero dovuto sostenere con più convinzione il movimento della “primavera araba”!

Nell’intervento successivo ci si lamenta della precoce rottamazione di politici italiani, come Massimo D’Alema, che hanno maturato una sicura esperienza internazionale. Con riferimento alle mosche parigine, si sottolinea che in Italia la comunità italo-islamica evita di prendere una netta posizione perché è sostanzialmente contro l’Occidente.

C’è poi chi vede uno stretto legame tra l’intero problema mediorientale e il singolo conflitto israelo-palestinese. Una volta risolto il secondo, potrebbe risolversi anche la prima questione. Ma qualcuno dissente.

Nel successivo intervento si ricordano, invece, i grandi movimenti pacifisti creatisi intorno alla guerra del Vietnam e contro gli armamenti nucleari. Secondo il militante tali movimenti hanno influito positivamente sulle decisioni prese successivamente.

Si arriva, quindi, alla questione del petrolio. Al Qaeda nasce proprio per controllare la preziosa fonte energetica. E l’Europa, sostiene un militante, non è stata capace di avviare progetti di sviluppo in area mediorientale insieme agli stessi arabi. A questo punto sarebbe d’aiuto riformare la Nato e l’Onu. Infine, si ritiene necessario organizzare un vero proprio esercito europeo.

La sintesi delle opinioni espresse fin qui è operata in un altro intervento, in cui si sostiene che il conflitto arabo-israeliano non è sufficiente a spiegare la complessità della situazione mediorientale e il controllo del petrolio la spiega solo in parte. I maggiori esportatori di armi sono Cina e Russia. Siedono all’ONU e pongono veti. L’Onu, quindi, ha poca influenza. E afferma, rivolgendosi all’organizzatore della Marcia Perugia-Assisi, che le critiche devono essere affiancate da proposte. Le sue dove sono? Oltre a commuoversi, cosa pensa di fare l’Italia per i curdi?

A difesa dell’ospite corre un altro partecipante, evoca Aldo Capitini e precisa che il grande filosofo non parlava di pacifismo ma affermava il principio della non violenza. Le marce servono a far discutere e ragionare. Tuona, poi, contro chi vorrebbe aumentare la spesa militare italiana portandola dal 1,2 al 2%, anziché convogliare risorse sulla scuola. In conclusione propone di organizzare una grande manifestazione popolare a Roma per il 2 giugno, in contemporanea alla festa della Repubblica. Divenuta, ormai, la festa delle forze armate.

Il delegato italiano all’assemblea Nato, Andrea Manciulli, riprende la parola per dichiarare che non è affatto contrario ai movimenti per la pace e, questi, non contraddicono la sua tesi. Sostiene, altresì, che gli interventi militari purtroppo sono in alcuni casi necessari. Riguardo all’analisi della situazione mediorientale, occorre aggiungere che lo scontro si è esteso tra gli stessi sunniti: è il risultato della ricerca di un nuovo equilibrio che segue la nascita delle “primavere arabe”.

Negli ultimi anni, inoltre, gli Stati Uniti sono divenuti autonomi sul fronte del petrolio. Ed è saltato il banco! Le vere responsabilità non sono da attribuire agli Usa, ma all’Europa. Per i primi gli interessi si sono spostati ormai nel Pacifico. Mentre stiamo assistendo a una lotta per la leadership tutta interna al mondo arabo, come quella che si consuma tra il Qatar e l’Arabia Saudita.

Se chi redige il presente verbale interpreta correttamente le parole pronunciate da Andrea Manciulli, il diplomatico ricostruisce i fatti recenti riferendo che il Qatar cercava, e sta ancora cercando, un proprio spazio politico ai danni dell’Arabia Saudita. Questa è la chiave di lettura per comprendere l’alleanza con i Fratelli Musulmani al potere in Egitto con l’ex presidente M. Morsi. L’Europa, pensando di esercitare un proprio ruolo nell’area, intervenne con l’alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea, Catherine Ashton, la quale offrì un sostegno all’Egitto di 20 milioni di euro. I sauditi risposero con 200 milioni di euro, sbaragliando l’Europa e finanziando il colpo di Stato che condurrà al potere l’attuale presidente egiziano al-Sisi. Nel frattempo sui muri di Parigi spuntavano scritte inneggianti allo Stato Islamico.

Manciulli ricorda che George Bush senior nel 1991, con la prima Guerra del Golfo, si fermò alla liberazione del Kuwait lasciando al potere il dittatore iracheno Saddam Hussein. Nella seconda Guerra del Golfo, George Bush junior non si fermò. La teoria della guerra preventiva è abominevole! Ed è un errore accomunare George Bush junior a Barack Obama, non sono la stessa cosa! L’attuale Presidente americano opera un’azione di prevenzione setacciando le informazioni. Ma tutto ciò ha un costo: il privato delle persone! Riguardo Edward Snowden occorre dire che era un agente russo, ma le notizie da lui diffuse sono vere.

A proposito della guerra israelo-palestinese, per Manciulli questa si configura come un moltiplicatore, un aspetto da inserire in un contesto più generale. Sulla costituzione di un esercito europeo, invece, il rappresentante Nato sostiene che si potrà realizzare soltanto quando ci sarà la ferma volontà di farlo. C’è da aggiungere che l’esercito italiano è ancora prevalentemente dislocato sui confini nordorientali, mentre la vera emergenza è al sud del Paese.

Fabio Lotti prende la parola per dire che è particolarmente colpito dall’alto livello del dibattito. Sostiene che nelle sedi di partito, purtroppo, non si discute come si sta facendo in questo momento. E afferma che lo strumento principale per contrastare la guerra non consiste nel promuovere le marce per la pace, ma nella politica! La preoccupazione riguarda spesso la situazione contingente, trascurando ciò che è successo soltanto poco tempo prima. Ci si è già dimenticati di Gaza! La politica italiana ha bollato i movimenti pacifisti come “idealisti”! Ma per quanto riguarda la riforma dell’ex Ministro Giampaolo di Paola, Lotti denuncia la gestione degli F-35, non gli F-35!

Afferma, poi, che anche volendo non ci sono i soldi per fare “intelligence”. Davanti c’è un futuro di guerre e il vero pericolo è l’approvvigionamento dei mezzi di distruzione di massa. Non si sa cosa sia la pace e le guerre si combattono anche sul piano economico e finanziario: la bolletta del gas in Italia è aumentata grazie al conflitto in Ucraina.

Ma ad Assisi si darà la parola a chi è riuscito a salvarsi. In Italia manca ancora una legge sul diritto di asilo e Lotti invita a riflettere sul passato, consigliando di leggere il libro di Christopher Clark “I sonnambuli. Come l’Europa arrivò alla grande guerra”. Con la caduta del Muro di Berlino, 25 anni fa, si è passati dal mondo bipolare al mondo “zero polare”. L’Europa oggi è divisa e gli USA sono destinati al declino.

Fabio Lotti dichiara di lavorare per la pace interloquendo con tutti, sia con i politici di destra, sia con i politici di sinistra. Occorre costruire un pensiero autonomo su tutti i problemi affrontati nel dibattito. E riguardo la richiesta di aumento delle spese militari, Lotti è tranquillo. Il 2% delle risorse non sarà mai destinato a quel settore: Renzi non ce l’ha! Comunque, laddove è necessario, come nel caso dei soccorsi alle donne curde che combattono contro l’avanzamento dei soldati dell’Isis, si dichiara d’accordo sull’uso di aiuti militari.

La conclusione del suo intervento (e della serata) è dedicata alla Marcia della Pace Perugia-Assisi. Non importa che la Marcia abbia un grande successo – è previsto un afflusso di oltre 500 mila persone – è importante cosa succede prima e cosa succede dopo!