Il Novecento, e ciò che esso ha rappresentato in termini di articolazione ideologica e di declinazione politica per milioni di persone, si e’ concluso. Non c’e’ spazio per nostalgie e rimpianti di un grande passato, che tuttavia non ritornerà più. Si tratta ora, però, di chiudere definitivamente questa interminabile fase di transizione, che e’ seguita al crollo degli slanci ideali del secolo scorso e all’esaurirsi della spinta delle lotte del movimento operaio. Si tratta di immaginare una nuova via di superamento dell’ideologia neoliberale, che ha dominato il mondo nell’ultimo trentennio e di guardare al di là della contingenza del presente. Tuttavia “il vecchio non può più, ma il nuovo non può ancora”. Questo a me sembra il punto essenziale: l’andare oltre, il superamento dello stato presente delle cose. La Sinistra deve ricostruire una grande narrazione collettiva(come ciò che la Rivoluzione ha rappresentato per il Socialismo), di superamento della condizione esistente. Deve tornare a pensarsi come alternativa, riappropriarsi di una soggettività forte, definita, combattiva. A presentare la propria proposta politica come una prospettiva escatologica, come uno slancio ideale che contrasti la mercificazione delle relazioni umane, che restituisca dignità alla persona, che ridia valore alla solidarietà tra gli uomini e che permetta di riacquistare una dimensione più umana dell’esistere: un nuovo Umanesimo laico, appunto. La Sinistra deve intercettare questo assordante vociare, che denuncia la mancanza di un senso compiuto della vita umana, questo senso di disorientamento confuso, questa ribellione contro un eccessivo materialismo e contro una visione dominante, che ha preteso che il mercato fosse l’unico regolatore dei ritmi del nostro vivere, l’unica risposta ai nostri bisogni umani di senso e di felicità. La Sinistra non esiste in Natura: e’ un prodotto della razionalità umana. E’ una critica radicale al dover essere; e’ lo sforzo di creare un mondo diverso e migliore di quello esistente; e’ la normatività intrinseca alla natura umana, l’artificio politico che serve a far fiorire liberamente la soggettività dell’essere umano e a disalienarlo. E’ stata sconfitta l’impalcatura politica che il Socialismo ha provato ad incarnare, il modello di società che ha provato a costruire, non il bisogno di Sinistra proprio dell’Uomo: il porre un ordine razionale nelle caotiche manifestazioni del reale, l’idea cioè che la condivisione della comune condizione esistenziale dell’essere umano, in chiave di mutuale assistenza e reciproca solidarietà, renda meno duro affrontare la lacerante consapevolezza della propria finitezza. Questo trentennio dominato dalle logiche neoliberali del mercato, che ha visto la Sinistra sconfitta, rilegata ad un ruolo di secondo piano, di soggetto che prova ad umanizzare le pulsioni più crude e disumane del grande Capitale, sta per finire. Gli esseri umani hanno disperatamente bisogno di senso e mai come ora si palesa in tutta la sua drammaticità il fallimento delle promesse del neoliberismo, la tracotanza della Grande finanza, la barbarie della destrutturazione della civiltà del lavoro, lo smantellamento del compromesso social democratico. L’individuo fatica a pensare sè stesso nel mondo, e’ privo di riferimenti, affonda in una ” società liquida” in cui le relazioni umane, sociali, politiche sono sempre più incerte e sfibrate, mentre il mercato controlla ogni aspetto della nostra vita. Il tema centrale e’ il recupero della propria identità, di una nuova soggettività forte, di lotta: il famoso ” chi e contro chi” che Reichlin ci ha insegnato. Ma non basta: ciò per cui il Socialismo del Novecento e’ stato grande non e’ solo l’aver dato alle masse la coscienza della propria condizione, ma anche gli strumenti per condurre una lotta di riscatto: il Partito di massa, il Sindacato, lo sciopero, il suffragio universale. Che cosa e’ stato infatti il Partito se non questo, uno strumento, con cui fare leva per l’avanzamento della democrazia italiana? Di questo dovrà occuparsi la Sinistra, che bisogna ricostruire : di ricreare dei nuovi strumenti di lotta, di organizzazione, con cui fare leva, a partire dalla rimodulazione del modus essendi della sua avanguardia organizzata, il Partito, e dal ripensamento del rapporto con le centrali sindacali e il mondo della rappresentanza del lavoro. Pensare il mondo nuovo, andare oltre: riformare il Capitalismo, dove riformismo non sia sinonimo di debolezza o di moderazione, ma di un suo radicale ripensamento. Bisogna tornare a riproporre il tema dell’egemonia, del conflitto; ripartire dall’analisi concreta della situazione concreta; recuperare la lezione di uno dei più grandi capi politici del XX secolo: Palmiro Togliatti, l’idea di una “guerra di posizione” e “guerra di movimento”; riproporre la necessaria inscindibilità di teoria e prassi, e il superamento del tatticismo politico per dispiegare una grande strategia di lotta di lungo respiro e corso. L’esito congressuale del Partito Democratico chiude definitivamente una fase storica e ne apre una nuova: da’ per la prima volta l’opportunità concreta alla minoranza di Sinistra di avviare un percorso di riorganizzazione, di ripensamento, di elaborazione intellettuale e concettuale, per il recupero di una nuova soggettività forte e la costruzione di un ” partito nuovo”, che sia leva della classe dei lavoratori italiani per risolvere il problema irrisolto della democrazia di questo paese.