Partigiano combattente nella 128 Brigata Garibaldi SAP.

Incarcerato dai nazifascisti nel 1944 a Milano, a S.Vittore.

Care compagne e cari compagni del Partito Democratico-Circolo “Centro storico” di via dei Giubbonari,

sono passati 70 anni da quando la lotta partigiana contro il fascismo e l’occupazione nazista ebbe il suo epilogo vittorioso, il  25 Aprile del 1945. Una data che è uno spartiacque, che ha segnato la fine e l’inizio di due epoche storiche: la fine della dittatura e dell’oppressione straniera e la nascita dello Stato repubblicano, democratico. I partigiani- che avevano dato il loro sangue e il loro coraggio per la liberazione della Patria- contribuirono a formare le fondamenta di un Paese che nella sconfitta del nazifascismo cominciava a costruire il suo futuro di democrazia partecipativa. Il 25 aprile del 1945 l’Italia poteva iniziare la sua ricostruzione perché era stata vinta la guerra di liberazione, perché avevano vinto i partigiani e la Resistenza. Benchè la storiografia faziosa  -che vorrebbe equiparare la legittimità  di vincitori e vinti- assegni all’intervento angloamericano il merito della resa nazifascista e della liberazione del Paese dall’occupazione straniera, è bene  ricordare come il contributo della lotta di liberazione partigiana sia stata determinante, sia per l’indebolimento politico e militare dell’occupante nazista e del suo alleato fascista, sia per aprire la strada all’ingresso delle truppe alleate. Tedeschi e fascisti dovettero subire l’incessante attività  militare partigiana che ne fiaccò non poco la loro tenuta e spazzò via la loro presunta invincibilità . In montagna come nelle valli e nelle città: in nessun luogo gli invasori e i loro alleati fascisti poterono sentirsi al sicuro. Ma prima ancora che i suoi indiscutibili meriti militari, la Resistenza antifascista fu fondamentale per aver offerto al popolo italiano la possibilità di alzare la testa, di trovare la strada possibile per la sua ribellione contro l’oppressore nazifascista. Questo furono i partigiani: il nuovo collante delle classi lavoratrici, che seppero unire il desiderio di libertà  al sogno di una società  di eguali. Certo, per le generazioni di oggi forse la Resistenza appare lontana, troppo lontana, distante dai loro problemi, speranze, sogni. Ma non è così. Spetta a chi c’era (e siamo rimasti purtroppo in pochi) ma spetta anche a ciascuno di voi difendere invece questa memoria, il suo significato e la sua attualità. La Resistenza non solo è parte costitutiva della storia del nostro paese ma è anche parte viva, vivissima  degli ideali e delle passioni che spingono ancora milioni di donne e uomini a battersi per un futuro di pace e di giustizia sociale. E’ dalla Resistenza che è nata la nostra Carta Costituzionale, la più bella costituzione del mondo. La nostra Costituzione guarda all’indietro, ma è rivolta al futuro. Se la nostra Costituzione non invecchia è perché i suoi valori e i suoi principi sono radicati nella storia collettiva di riscatto, di liberazione, di emancipazione rappresentata dalla Resistenza. La promozione della pace, il diritto al lavoro come fondativo della qualità della democrazia,  il riconoscimento dell’uguaglianza dei  diritti civili e sociali, il rispetto della  dignità di ogni persona, ma anche la solidarietà verso i più fragili, il diritto d’asilo:  grazie alla Resistenza, i nostri padri e madri costituenti hanno potuto avere quella che proprio oggi appare come una visione lungimirante e moderna del mondo, della nostre società, delle nostre comunità, e indicare  il cammino per la piena realizzazione  degli ideali, dei valori e  dei sogni per cui tanti partigiani sacrificarono le loro vite. Tradire la nostra Costituzione significa tradire la Resistenza, e tradire la Resistenza significa tradire la Costituzione. E allora questo è il messaggio che voglio offrire a voi, care compagne e compagni: resistete, combattete, difendete i vostri diritti e quelli di chi non lo può fare, difendete la democrazia, la Repubblica antifascista, difendete i vostri sogni di giustizia e di libertà, che sono gli stessi per i quali anch’io – giovanissimo studente di liceo- sono diventato partigiano, nel Corpo Volontari per la Libertà,  e per i quali ho poi impegnato tutta la mia vita.