di Andrea Secci

L’idea di dar vita ad un trattato per creare una partnership nei commerci e negli investimenti – TTIP – (transatlantic trade and investment partnership) viene lanciata da un gruppo di multinazionali Usa nel 1995.

All’inizio la discussione fu lenta anche a causa dello stallo sui trattati commerciali del Wto e sull’agenda Doha di quegli anni, poi l’idea venne ripresa con forza dall’amministrazione Obama nel 2013 e da allora si aprirono in grande segreto i negoziati con la UE.

Per capire l’importanaza del trattato basti pensare che la media dei dazi tra UE ed Usa è del 4 % e che in alcuni settori arriva al 10% come per le calzature, che interi settori sono regolamentati in modo diverso fra i due blocchi e ciò causa un serio ostacolo agli scambi (ad esempio in Europa vige il principio della precauzione in materia alimentare ed agricola mentre in USA no, ed il principio della precauzione è sostituito da regole molto stringenti. Così in Usa abbiamo ortaggi geneticamente modificati, carni agli ormoni, polli lavati con il cloro, cose inammissibili in Europa.

E’ chiaro che il trattato favorisce in primis la grande impresa (basti pensare alla catena di supermercati Walmart che da sola fattura quanto un quarto del Pil italiano) ma che se ben definito potrebbe agevolare anche l’export di molte pmi di qualità.

Dal trattato sono esclusi i settori dell’audiovisivo, mentre si prevede una regola unica sulla proprietà intellettuale e sulle fonti di energia (attualmente in Europa lo shale gas – cioè l’estrazione di gas dalle rocce con grande uso di acqua che poi risulta inquinata – è vietato)

Ci sono però molte altre questioni da risolvere.

Per esempio uno degli argomenti più critici è la risoluzione delle dispute fra investitori e Stati. Il trattato prevede che la disputa sia risolta da un arbitrato di esperti. Se un’azienda ritiene che una legge nazionale la danneggi ricorrerebbe a questo arbitrato e la Nazione dovrebbe abolire la legge in questione, alla faccia della sovranità statale.

Ci sono già dei precedenti: ad esempio in Australia una multinazionale del tabacco ha fatto causa contro la legislazione nazionale in materia e potrebbe far abolire la legge in materia.

Grazie alla pressione dell’opinione pubblica europea i trattati in discussione non sono più segretati e dal 7 gennaio di quest’anno sono stati tutti pubblicati sul sito “trade” dell’Unione Europea (da notare che nessun italiano fa parte della commissione che tratta con gli Usa e che non è prevista nessuna ratifica nazionale, se il Parlamento Europeo la approva diventa automaticamente legge in ogni Stato membro) .

Nel frattempo la commissaria UE al commercio Cecilie Malstrom,  ha lanciato una consultazione pubblica sul controverso ISDS  (investment state dispute settlement) ricevendo una valanga di proteste (su oltre 145.000 risposte al questionario il 97% si è dichiarato scettico sui meccanismi di risoluzione delle controversie tra investitori stranieri e Stati) e si è finalmente aperta una serrata disputa su altri aspetti che riguardano le salvaguardie nazionali sull’origine dei prodotti e la tutela della salute e dell’ambiente.

Purtroppo in Italia non si è ancora aperta una discussione politica su queste questioni delegate alle organizzazioni di categoria e ambientaliste. E’ ora che la politica riprenda in mano con decisione tutti questi temi e per questo nel nostro piccolo come Circolo di base cominciamo organizzando un dibattito pubblico su questi temi.

Comunque finalmente la Commissione Europea si è data una mossa e ha deciso di pubblicare una guida con tanto di glossario e con la pubblicazione degli obiettivi che la UE si pone su ogni argomento in discussione, ricevendo il plauso del Presidente del Parlamento Europeo che ha sollecitato la Commissione a continuare nel lavoro di trasparenza e di informazione.

Il testo dei negoziati diviso in tre parti lo si trova sul sito EU/Trade:

Parte primaaccesso al mercato (mercato dei beni e doveri doganali, servizi, appalti pubblici)

Parte seconda regolazione della cooperazione (coerenza dei regolamenti, barriere tecniche al commercio, sicurezza della salute di piante e di animali, chimica, cosmetica, ingegneria, dispositivi medici ICT, farmaceutica, tessile, veicoli)

Parte terzaregolamenti ( sviluppo sostenibile, energia e materie prime, facilitazioni doganali e commerciali, piccole e medie imprese, protezione degli investimenti e soluzione alle dispute tra investitori e Stati, concorrenza , proprietà intellettuale ed indicazioni geografiche, dispute fra governi).