Un paio di settimane fa aprendo il giornale ho avuto un sussulto: “Francia e Italia bocciate, Grecia promossa”. Era il periodo della frizione nel difficile negoziato di Renzie e Hollande con l’ U.E. su diversi fronti, per le solite riforme, il lavoro prima di tutto, deficit ecc.. Nei giorni successivi leggendo la stampa, fra le righe, si è capito che la “promozione” della Grecia era la strada dei sacrifici della Grecia che l’ U.E. indicava al governo italiano, per diventare un paese virtuoso, salvo poi due settimane dopo, la decisione della Grecia di rinunciare ai prestiti internazionali, abbia creato il forte terremoto nelle borse di mezzo mondo. La “virtù” della Grecia è che dopo 8 anni di crisi, dopo tagli su stipendi, pensioni, smantellamento dello stato sociale, con tagli alla sanità e all’ istruzione, tasse su mobili e immobili, disoccupazione che sfiora il 30% e quella giovanile il 60%, sia riuscita ad ottenere l’ avanzo primario, un artificio contabile che per la propaganda del governo greco, stretto fra i sondaggi favorevoli all’ opposizione e il malumore della gente, diventava la chiave per uscire di nuovo ai mercati, e quindi fare a meno dei prestiti della FMI.  Ma l’altissimo rendimento dei titoli di stato decennali greci, oltre l’ 8%, ha mostrato che gli investitori considerano il prestito alla Grecia molto rischioso. E qui sono ricominciate le polemiche fra i duellanti, la coalizione governativa (centrodestra – socialisti) e SYRIZA, la sinistra radicale capeggiata da Alexis Tsipras. L’ opposizione ha accusato il governo di aver preso la decisione (fare a meno dei prestiti), senza previa intesa con i soci europei, mentre il governo ha dato la colpa all’ opposizione perché non propongono nessuno come Presidente della Repubblica, mandando cosi ai mercati messaggi di incertezza. E questo è il nodo: a marzo scade il mandato del Presidente della Repubblica e per l’ elezione del nuovo la maggioranza qualificata è di 180 deputati su 300, numero irraggiungibile per la striminzita maggioranza della coalizione di governo che ne conta appena 153 deputati (alla recente fiducia ne ha ottenuti 155). Ma anche su questo fronte non sono mancate le polemiche fra i due maggiori partiti, polemiche degenerate in scambio di accuse reciproche senza senso, confermando la fragilità politica del paese. Il centrodestra ha messo in giro voci che, in caso di vittoria del SYRIZA, la gente farà le file ai bancomat per ritirare i propri risparmi, che potrebbero essere obbiettivo della sinistra radicale (in Grecia esiste già un Partito Comunista, con nome e cognome, il KKE, e non si usa la parola, tanto cara al Cavaliere, di comunisti, in senso dispregiativo rivolgendosi a quelli del SYRIZA) una volta al governo, mentre la risposta era dello stesso tenore, se non peggiore, accusando preventivamente i deputati che avrebbero votato per l’ elezione del Presidente della Repubblica, a prescindere chi fosse, come venduti. Nella situazione disperata in cui versa il paese, ha perso il 25% del PIL negli ultimi 5 anni, nessuno fa una proposta per un qualsiasi progetto concreto per lo sviluppo, per l’ economia, la disoccupazione, ma entrambe le maggiori formazioni, in vista delle elezioni, continuano a confrontarsi su argomentazioni di bassissimo profilo politico, non riuscendo a trovare un qualche accordo, anche con minime concessioni reciproche, insistendo su pratiche di stato clientelare da una parte e opposizione ad ogni costo dall’ altra.

Dimitri Michudis