Una sera alle ore 9.40 pm papà e mamma e due figlie di 11 e 13 anni stavano cenando in sala da pranzo. Le finestre si affacciano sull’angolo di due strade. Una delle due figlie è andata nella sua stanza un attimo. In quel momento sono iniziati gli spari. Non hanno compreso immediatamente, ma dopo qualche istante pur non avendo mai sentito il suono degli spari di un arma da guerra automatica hanno capito. Dalla sua stanza la bimba ha visto delle luci molto forti che seguivano i rumori. I genitori hanno fatto sdraiare le bambine nella cucina lontano dalle finestre. E gli spari sono continuati per 3, 4 minuti, lunghi, implacabili, ripetitivi, e si sono cominciate a sentire le urla dei feriti, oltre a quelle di quelli che sparavano. Poi silenzio per qualche istante, un auto fuggiva velocemente per andare ad uccidere altri, ma questo si capirà dopo. Sono arrivati i pompieri, sono arrivate le ambulanze, sono arrivati dei poliziotti, in ritardo, in grave ritardo. Dietro alla loro casa vi e’ il commissariato ma i poliziotti non sono arrivati se non venti minuti dopo. Sono venuti molto vicino gli agenti speciali a portare via il primo ministro Vals. Dopo il silenzio, le urla, affacciati alla finestra a vedere il sangue, i morti, i feriti. Senza fare avvicinare alle finestre le bambine. A quel punto tutti hanno capito, ma non era finita era solo una parte della notte lunghissima. Tanti ne dovevano morire ancora quella notte e i giorni successivi. Parigi, 13 novembre 2015.
Non ci sono dubbi che ci sono molte ragioni che hanno portato a questa situazione, ragioni economiche, ragioni politiche, vendetta, odio. Il Papa un paio di mesi prima aveva parlato di guerra, che la terza guerra mondiale era iniziata, una guerra diversa, diffusa. Che non risparmiava nessuno. Come tutte le guerre almeno quelle cosidette moderne. 

Guerra ha dichiarato il presidente francese Hollande, e altri lo hanno eguito. Altri non hanno voluto pronunciare quella parola e non hanno voluto prendere parte ai bombardamenti in Siria. Bombardamenti che probabilmente serviranno a poco dato che l’ ISIS, lo stato islamico, non schiera un esecito ma combattenti che si nascondono, che scompaiono in tunnel scavati sotto terra, che ritornano dopo i bombardamenti. Non una guerra in cui conta solo la potenza bellica, ma anche la volontà delle persone di essere disposte a morire, disposte al suicidio. Quanto di più lontano dagli eserciti Europei e USA. Persone disposte ad uccidere chiunque dovunque senza aver alcun obiettivo strategico se non quello di seminare il terrore. Mezzi diversi, obiettivi simili a quelli dei bombardamenti a tappeto della seconda guerra mondiale. 

Non ci sono dubbi che tanti motivi economici, politici, hanno portato a questo. La incapacità di gestire la crisi Siriana malgrado fosse chiaro che non si poteva far continuare per anni una guerra civile in uno dei luoghi più delicati del mondo; dove si scontrano gli interessi delle grandi potenze insieme con diverse etnie culturali e religiose.

Era del tutto prevedibile che si avrebbe avuto una esplosione di violenza legata sia alla possibilità di addestre molti combattenti in una zona franca, sia alla creazione di una sorta di guerra ideale contro la sopraffazione delle grandi potenze cammuffata anche da guerra religiosa. Guerra che avrebbe attratto i giovani da tanti paesi come é avvenuto. Una zona dove si combatte da decenni e dove le stragi, gli attentati, i bombardamenti sono sempre all’ordine del giorno. E’ stata “preparata” per incapacita dei governi, dei servizi segreti con la complicità dei tanti interessi economici legati alle risorse energetiche della zona: una tempesta perfetta che è esplosa come era largamente prevedibile. Solo incapacità o a qualcuno conveniva che andasse così? Porbabilmente entrambe le cose.

Ma alle popolazioni, tutte le popolazioni coinvolte in tutte queste guerre, importa poi molto se sia successo volutamente o involontariamente, e non si sa quale delle due ipotesi sia peggio, la creazione di questa situazione senza uscita? Situazione che influenza immediatamente le elezioni nei paesi coinvolti, come è successo in Francia con le elezioni regionali. La democrazia e difficile da gestire, quando ci sono gravi problemi è meglio affidarsi ad un capo, ad una idealogia che semplifica, che rende tutto chiaro. Ci sono i cattivi, ci sono i buoni, si cacciano e si uccidono i cattivi. E cosi si arriverà in Europa ad un nuovo fascismo che combatterà con il medioevo tecnologico dei terroristi dell’ISIS. E l’umanità avrà dimostrato ancora una volta di non essere capace di comprendere, le nuove generazioni compiranno gli stessi errori dei loro padri e dei loro nonni. E ci si illude che tutto si risolve con l’ economia globale, con i suoi indecenti squilibri, in cui alcuni dettano le regole ed altri, tutti gli altri, devono accettare. E poi accade che sulla scena irrompono situazioni nuove; a cui in pochi avevano pensato, in cui le regole non sono accettate ma messe in diuscussione. E il mondo continua in fondo a pensare che le grandi potenze economiche e militari spazzeranno via tutto e tutti e ristabiliranno presto l’ordine mondiale. Non sarà così facile quando ragazzi di vent’anni francesi uccidono decine di coetanei e si suicidano. Forse Hitler era pazzo ma non tutti i milioni di tedeschi che per motivi magari diversi lo hanno seguito erano pazzi. E tanti sono gli esempi dove la pazzia ed il sadismo non è la sola possibile spiegazione. Certo le disuguaglianze, la mancanza di speranze, di lavoro, di fame, ma anche la virtù liberatoria della violenza, della potenza di uccidere un alto essere umano, che non si conosce, che non ci ha fatto nulla. Solo per affermare la nostra potenza; la nostra diversità, la nostra superiorià. 

Da tutto questo emerge una grande domanda di cultura, una grande domanda di umanità e di arte, letteratura, etica, politica come sappiamo che è sempre necessario rifondare il mondo, comprendere le ragioni, comprendere le cause, e combattere anche se è necessario, se in gioco sono la vita e la sopravvivenza di milioni o migliaia o centinaia o decina o di anche una sola persona. Da questo punto di vista il più grande fallimento degli ultimi decenni sia dal punto di vista economico che politico che umano e culturale è la Comunità Europea. La classe dirigente dei paesi europei e la pseudo classe politica dirigente dell’Europa non ha compreso, non diciamo previsto, quanro stava accadendo presi come erano a stare dietro ai regolamenti sulla documentazione necessaria per dichiarare quando la mozzarella si poteva chiamare così. Ma l’umanità, l’ eticità, la solidarietà, la comprensione e quindi la capacità di pensare il futuro, la capacità di creare una cultura, una arte, una filosofia, una letteratura Europea che fosse la base della Europa politica e capace di affermare e combattere per le proprie fondamentali affermazioni di libertà, di eguaglianza e di fratellanza si è persa per strada. E sono venuti fuori personaggi politici di scarssisimo capacità di cutura politica, dove entrambe le parole sono necessarie. Preoccupati del loro piccolo potere e del cercare di mantenerlo. Persone che non sono state capaci nell’arco di anni di dare una prospettiva di sviluppo e di pace prevedendo, intervenendo, anche sognando. Il mondo, le nuove generazioni hanno bisogno di sogni, le playstation e gli Ipad tolgono i sogni, non li realizzano. Certo e più facile manipolare menti non troppo preparate alla concentrazione ed alla riflessione critica e creativa. Ed ecco allora che il fascino del nichilismo annientatore, che tutto vuole rigenerare con la distruzione e la morte, con l’annientamento può esercitare un grande fascino, incomparabilmente maggiore dei nostri piccoli e velleitari leader europei e non solo. Gli USA, non solo Obama, non sono stati in grado di prevedere, comprendere, capire e gestire in tante zone del mondo in cui sono intervenuti. E non basta magari realizzare un film qualche anno dopo gli eventi per lavarsi la coscienza.

Tutto questo sta facendo rinscere un nuovo fascismo e razzismo, perché hanno il grande vantaggio di rendere tutto semplice. Ci si preoccupa solo di se stessi, fuori tutti quelli che sono diversi, noi abbiamo ragione, tutti gli alti hanno torto, bisogna farli tacere; e la guerra e già qui, non dobbiamo dichiararla.

Se la necessità è quella fondamentale di una nuova speranza per le generazioni future, di ideali raggiungibili e vitali, il ruolo di coloro che fanno cultura, dagli insegnanti (Una delle ultime direttive dell’ISIS è di uccidere gli insegnanti), agli intellettuali, agli artisti agli scienziati ma non solo, a tutti coloro che vogliono cambiare il mondo per renderelo più giusto, affidabile, sensato e efficente perché nessuno ha il diritto di proclamarsi intellettuale o politico e considerarsi al di sopra degli altri, bisogna che tutti coloro che sono creativi spedano le loro energie per cambiare la situazione inventando, creando, coinvolgendo anche se il momento non sembra dare sperianza, anche non sembra che ci siano idee, non sembra che ci siano soluzioni. Semplificare è semplice, capire e cercare di risolvere è complicato, complesso, faticoso. Ma sono le persone che hanno pensato, ideato, realizzato cose cui nessuno poteva nemmeno pensare di poter fare a mandare avanti il mondo. Ed ecco il ruolo importante che può avere una rivista come Leonardo, e i tanti network che coinvolge a cominciare dalla comunita di Jasmine radicata intorno al mediterraneo. Culla di tante civiltà e di tante guerre, stragi, barbarie. 

Bisogna spingere stimolare, creare, inventare strumenti, modi per contare, per contarsi. E se è facile convincere con un sito web chi vuole sentirsi dire semplici parole semplice e semplificatrici, bisogna essere molto più sofisticati per ridare speranza ai giovani del mondo.

Ho già scritto sempre su Leonardo nel maggio 1999 l’articolo intitolato “Only Bombs are intelligent” all’epoca della guerra umanitaria in Kossovo, qualche anno dopno ho scritto “Can Ideas and Words be Useful”. Quante guerre ci sono state, quati morti, quante stragi. Una sola per tutti: lo sterminio di 7000 mussulmani nella ex Yugoslavia sotto gli occhi colpevoli delle forze di pace dell’ONU. 

Ho scritto: 

 “ The responsability concerne everyone…No one has more insight into the truth than anyone else, so there is no point in asking scientists or artists what they think about war. But perhaps there is one question worth asking: Do we believe that artists produce art, mathematicians mathematics, scientists science and fighters wars? Each one of us deals with our own specific field and therefore should not waste time in discussion?”

Ed ancora non esiste una guerra tra culture ma una lotta per la cultura, la sue tante diversità, per le sue infinite varietà. Ricordando che tutta l’umanità è nata da una sola specie, l’Homo Sapiens, donne ed uomini che hanno iniziato a migrare dal centro Africa verso il nord Europa, verso l’Asia e verso tutte le parti del mondo, migrazioni che sono continuate e si spera continueranno per sempre nella piena libertà, senza le spinte del bisogno, del terrore dell’odio e della guerra. Utopia certo alla luce di quello che l’umanità ha fatto negli ulti migliaia di anni, ma solo con l’utopia si può sognare un mondo divrso e renderlo realizzabile.
Imagine there’s no countries 

It isn’t hard to do

Nothing to kill or die for

And no religion too

Imagine all the people

Living life in peace

 

You may say I’m a dreamer

But I’m not the only one

I hope someday you’ll join us

And the world will be as one
( sung under the windows of the family which saw the massacre , a week later )

Michele Emmer