La violenza usata dai deputati del M5S nell’aggredire il Parlamento è inusitata, e per questo intollerabile. Inusitata non tanto nelle forme – spinte, schiaffi e cartelli, per non parlare di cappi e mortadelle erano forme di violenta protesta già tristemente note ai più – quanto nei tempi e nei modi in cui si è esercitata: una violenza “finalizzata ad ostacolare materialmente, vale a dire attraverso forme fisiche di impedimento, il funzionamento degli organi parlamentari e a precludere ad altri deputati la possibilità di esercitare le proprie funzioni”. Queste sono le parole usate dai  questori Paolo Fontanelli (PD) e Gregorio Fontana (FI) nella relazione scritta per i fatti accaduti il 29 e il 30 gennaio scorsi, nelle sedi delle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia.

Gli insulti alla Presidente della Camera Boldrini e alle deputate Campana e Moretti, affrontate unicamente sul piano dell’appartenenza al genere femminile, sono li a dimostrare quanto asserisce Monica Lanfranco (giornalista, blogger e formatrice sulla differenza di genere), che troppo spesso gli uomini “sono sentimentalmente, emotivamente, affettivamente, sessualmente, analfabeti” A me sembra che per quanto riguarda la “questione maschile” a mancare sia proprio quest’ultima voce, quella maschile. Il fatto è che questa legislatura vede un numero di parlamentari donne che in tutta la storia repubblicana mai si era visto. E, considerando l’importanza del lavoro che, in particolare, quotidianamente le donne svolgono nella nostra società, il ruolo di salvaguardia assistenziale in seno alla famiglia, lo stesso ruolo di salvaguardia in seno alle istituzioni e le potenzialità di uno sguardo femminile sulla formazione delle decisioni pubbliche sono arginati proprio dalla mancanza della voce succitata.  

La violenza fin qui descritta si è protratta attraverso l’uso dei media. Chi ha espresso pareri distanti dal “pensiero raddoppiato” (il pensiero di Grillo e Casaleggio), è stato offerto in pasto agli istinti più bassi degli internetnauti pentastellati, attraverso l’insulto, il dileggio e la web-gogna. Occorre non dimenticare che tali episodi sono favoriti dall’uso dall’anonimato e dall’uso di pseudonimi. Negli Stati Uniti se il “nome utente” su Internet è femminile riceve 100 insulti sessuali contro 3,7 insulti se è maschile (Federico Rampini. D la Repubblica. 29 gennaio ‘14).

Ma a tutto ciò si aggiunge un’altra fonte di preoccupazione, dopo la violenza fisica e mentale perpetrata in Parlamento e sui media, sono i tempi e l’opportunismo in cui questa violenza si manifesta. Non è più soltanto la volontà di fare notizia, come per gli episodi prima elencati, che spinge il M5S ad assumere questi atteggiamenti. E’ assumerli nella fase delicata che sta attraversando il nostro Paese, con le importanti trasformazioni in atto, proprio nel momento in cui le riforme tanto agognate iniziano a prendere una parvenza di forma, sia pure con tutti i dubbi e le riserve del caso.

E’ per questi motivi che la difesa delle istituzioni e della dignità delle donne deve essere assunta dalle stesse istituzioni e da tutti noi, per i ruoli che ci competono.