LE MISURE

di Gianfranco D’Amato

 Abbiamo imparato a misurare tutto. Ogni cosa conosciuta ha una misura: le lunghezze, le altitudini, le distanze. In questo mondo misurato le cose acquistano valore in base alle loro grandezze. Una montagna è tanto più bella per la sua altitudine? La misura del tempo dà un valore a quanto è passato non è però in grado di dare una dimensione al futuro.  Ci chiediamo quanto sarà bello, e soprattutto quando durerà e quanto sarà comparabile a quello presente. Gli spazi siderali affascinano per le loro dimensioni, per le infinite distanze. Le stelle, i pianeti distano anni luce da noi. Abbiamo inventato una nuova dimensione perché il sistema metrico non potevo più accogliere distanze tanto grandi. Il fascino della luce, la sua velocità; questo  desiderio umano di quantificare, di dare un valore conoscibile, una grandezza.

Abbiamo dimensionato il tempo passato, la musica, il vento, i terremoti, la potenza del mare, la forza delle onde, tutto quello che è energia, potenza. Ogni movimento delle cose è misurabile, ha una sua grandezza.

Il pensiero, i sentimenti, il piacere, il dolore non hanno una loro dimensione. Per loro usiamo termini non quantificabili, che hanno dimensione solo nel pensiero: tanto, molto, poco.

Lo amo tanto, provo tanto affetto, quanto poco mi basta per essere felice. In queste dimensioni non misurabili ci sono tutte  le condizioni dell’animo umano, l’etica, le grandezze metafisiche. La parola ha la dimensione delle lettere che la compongono, non misuriamo la sua forza, il suo potere scatenante, l’intensità del suo valore, il legame con altre.

Anche i suoni hanno dimensione per la loro intensità e durata, non le emozioni che possono destare, nè la potenza di colpire il nostro orecchio, di addolcire i mostri momenti, di sottolineare il valore di un attimo.

In questo spazio senza dimensione si nuove il nostro animo, la nostra mente. Creiamo le nostre fantasie, le nostre storie, il fascino della poesia, delle note, del desiderio: non devono essere quantificate. La bellezza non ha dimensione. Ma quanto è bello? Cosa è bello? Domande difficili e non dimensionabili. Hanno solo il valore di paragone. E’ bello come un sole al mattino, come il sereno, come la rugiada sui fiori in un campo. Ancora più complesso definire cosa è bello. E’ una convezione del nostro animo, il nostro desiderio di vedere in quella cosa un valore, una misura che non è nelle dimensioni del quantificabile.

Di un fulmine conosciamo la sua potenza, possiamo misurare la sua energia, la sua forza scatenante, ma non dimensioniamo l’impatto visivo che nella intensità della luce colpisce il nostro occhio.

Non possiamo dimensionare il pensiero, ma conosciamo la sua fonte, conosciamo la sua formulazione sintattica. Ma quale è il suo valore intrinseco?

In questo uni verso di cose quantificabili, anche nella dimensione atomistica e quantistica, esiste parallela un’altra dimensione quella dell’energia oscura che compone la parte preponderante del nostro universo: l’antimateria, i buchi neri.

Il nostro universo delle misure ha dunque una dimensione limitata alla nostra possibilità di capire e comprendere. Ma il nostro spirito, la nostra anima non saranno mai soddisfatti, entreranno di forza nell’inconoscibile per determinare un valore, una dimensione.

In questo bisogno di misurare spendiamo la nostra vita e quando l’uomo avrà misurato tutto non resterà che la misura di se stesso, che non hai fatto completamente.