Lettera aperta al Commissario del PD di Roma Matteo Orfini

e p.c. al presidente commissione di garanzia Emilio Mancini

 RIFORMARE I CIRCOLI DEL PD : il manuale di qualità

Caro Commissario facente la funzione di Segretario,

il nostro Circolo da oltre un anno denunciava lo stato di degrado del partito romano vittima di correnti organizzate dentro e fuori dai Circoli, che avevano reso la vita del partito sempre più estranea ai problemi dei cittadini romani ed al grave disagio che si stava manifestando in varie forme in tutta la città anche per le difficoltà gestionali della nuova giunta capitolina che agiva sempre più in solitudine, invisa all’apparato comunale, accumulando errori e ritardi nell’affrontare i problemi della città e dei romani.

Con il lancio della conferenza di organizzazione il Segretario Cosentino stava cercando di ridare voce alla politica e al dibattito collettivo, ma il precipitare degli eventi giudiziari scoperchiando la cosiddetta “mafia romana” ha interrotto il percorso appena iniziato.

Abbiamo quindi assistito al commissariamento del partito e l’affidamento ad una equipe guidata da Fabrizio Barca di un monitoraggio sullo stato di salute e di regolarità dello stesso, sospendendo con questo atto di commissariamento ogni prerogativa democratica e con poca chiarezza sui compiti del commissario e senza certezza sui tempi stabiliti per la fine del mandato che dovrebbero coincidere con il dettato dello statuto del partito in sei mesi, nel mentre nessuno sa come funziona il partito nella fase commisariale e i Circoli devono navigare a vista.

In più, alcune metodologie di indagine sugli iscritti apprese dalla stampa attraverso interviste telefoniche effettuate per conoscere l’effetiva validità delle tessere ci lasciano alquanto perplessi, forse incontrare i Segretari dei Circoli e rilevare eventuali responsabilità individuali sarebbe stato più corretto. Questo mettere sotto accusa i Circoli tout court, laddove evidenti latitanze in termini di comportamento etico, rispetto delle regole e spregiudicatezza operativa, toccano anche amministratori, vertici del partito, associazioni, comitati elettorali, organizzazioni di categoria e fondazioni prive di qualsiasi controllo denota una certa voglia di trovare un capro espiatorio e che tutto possa risolversi in una semplice operazione di facciata, esattamente come è successo alcuni anni fa con il commissariamento del partito laziale, che ha lasciato le cose come stavano, prova ne sia la continua crisi e la litigiosità e la scarsa operatività dello stesso organismo.

Siamo pertanto molto preoccupati che questa fase di commissariamento si possa concludere con un nulla di fatto se non apriamo un serio dibattito sul Partito Democratico nel suo insieme e non solo su i suoi Circoli.

Perciò ci rivolgiamo a te.

La prima considerazione che vorremmo sottoporti è che, come tutte le organizzazioni, anche il Partito Democratico non è una realtà a se stante, bensì rappresenti un sistema complesso, che se da una parte appare  chiuso con le sue regole (statuti e codici), nello stesso tempo è aperto al contesto in cui è inserito .

Una riforma delle modalità operative dei Circoli a Roma non può dunque non tener conto del complesso del sistema politico esistente in città (fondazioni, comitati elettorali, associazioni di vario tipo, modalità di svolgimento delle primarie, utilizzo del brand Partito Democratico senza nessun controllo e con scarsa trasparenza sulle modalità di finanziamento della politica) nonchè del clima che si è determinato in città a seguito delle inchieste della magistratura.

In altri termini crediamo che per riformare i Circoli occorra prima di tutto aprire un grande dibattito sul funzionamento del partito e sul suo rapporto con la società e le istituzioni.

La nascita del Partito Democratico aveva creato grande entusiasmo e passione nel Paese, che sono andati vieppiù sfumando, e i risultati elettorali pur assai positivi, questi vanno letti insieme al contro-altare della diminuzione progressiva della partecipazione al voto, senza che i vertici del partito abbiano ancora preso gli opportuni correttivi.

Inoltre, di fronte ai continui scandali,  si è ceduto ad una visione dell’attività politica priva di finanziamento pubblico (che esiste in quasi tutti i Paesi europei) per lasciare spazio alle lobby di finanziare questo o quel candidato, attraverso il proliferare di istituzioni collaterali al partito, prive di qualsiasi controllo, favorite in questo anche dal nostro statuto che, mentre vede una corretta necessità di istituire un’anagrafe patrimoniale di ogni eletto ad una qualsiasi carica di partito, non prevede nessun tipo di controllo e di rendicontazione di fondazioni, associazioni cosidette culturali, comitati, che fanno riferimento a personalità politiche del partito.

Inutile dire che il modello Usa dove ad ogni elezione si spendono centinaia di milioni di dollari versati per la maggior parte da poche decine di super milionari non ci piace , e ci allontana sempre più dal concetto di democrazia popolare, nonostante il tentativo di coinvolgere nel finanziamento anche migliaia di elettori e la vicenda del fallimento della raccolta fondi tramite il 2 per mille sta lì a dimostrarlo.

Sul nostro blog da mesi abbiamo aperto una discussione denominata Uno Sguardo sul Mondo dove esplicitiamo giorno dopo giorno la nostra visione politica .

Noi crediamo infatti che nella società contemporanea non abbia più senso parlare di militanza politica (concetto di derivazione militare, frutto di una divisione ideologica della società ormai superata dalla storia dell’occidente , e che invece è riaffiorata con forza in altre civiltà) e che al contrario si debba parlare di una nuova categoria dell’impegno politico, che noi definito di co-partecipazione politica. Una co-partecipazione fra amministratori e iscritti e votanti per una migliore gestione del bene comune, in quanto siamo convinti che nelle società complesse nessuno possa arrogarsi il diritto di possedere la verità, ma che in realtà esistano tanti punti di vista parziali con tante competenze professionali e politiche che si completano a vicenda e si valorizzano all’interno di una storia condivisa in un processo di auto educazione collettiva.

Per questo continuiamo a credere nel valore di un partito vero, fatto di iscritti e di elettori, che serva a formare le nuove classi dirigenti, che siano sempre più espressione di un comprovato impegno sul territorio, un partito capace di raccogliere le istanze della società, di diffondere i valori della democrazia, sempre in prima fila a combattere ingiustizie e far aumentare le capacità cognitive dei cittadini per ipotizzare una diversa e migliore visione del mondo in cui viviamo.

La ricchezza di un partito è proporzionale alla sua capacità di vedere le cose da diversi punti di vista, quello dell’amministratore pubblico, quello del semplice cittadino, ovvero quello del lavoratore dipendente o autonomo, del pensionato, del disoccupato, diversamente collocati nella società, sempre però tutti volti a realizzare quella tensione inclusiva degli ideali di libertà, giustizia, uguaglianza, che caratterizzano da sempre un partito di sinistra contrapposto ai partiti che amano lo status quo, che hanno come unica concessione alla modernità, una visione che prevede al massimo un miglior funzionamento dello Stato, con meno corruzione ed evasione fiscale (sempre detto a parole, raramente realizzato con atti concreti).

Per questo noi siamo per una politica basata sull’ascolto e sulla dimensione collaborativa, senza il twittamento di battute che semplificano la realtà e polarizzano il dibattito fra bianchi e neri di medioevale memoria e così conveniente per quelle forze populistiche che dovremmo invece combattere.

Allo stesso modo reputiamo che questa tensione inclusiva e questa dimensione all’ascolto intese a contemperare i diversi punti di vista in una visione condivisa, non debbano condurre ad una identificazione tout court del partito con la nazione. C’è bisogno di linee di demarcazione, di confini, al limite anche di barriere, che rendano visibile la differenza fra noi ed i nostri avversari politici: la corsa ad accaparrarsi tutto l’accaparrabile, a diventare tutto il diventabile, magari porta alla definizione di una fisionomia vincente del partito, ma si tramuta inevitabilmente in una perdita di identità, rendendo l’agire politico mera gestione del potere.

Un partito politico vincente che non cambia le cose, che non trasforma la realtà, sopratutto i rapporti di forza fra chi ha e chi non ha, tra chi può e chi non può, non deve essere la nostra cultura politica.

Va da sé che un partito politico che assuma una fisionomia sulla base della partecipazione, dell’impegno e della passione non può e non deve identificarsi con i suoi leader, la cui carica non implica necessariamente il possesso di una verità superiore e la cui natura transitoria di per sé dimostra la maggiore importanza dei destini collettivi rispetto a quelli individuali.

Per questo crediamo che l’autonomia culturale del partito debba prevalere su tutto e che vada costruita sui luoghi del confronto, attraverso la partecipazione, la collaborazione, la condivisione delle idee che dovrebbero definire le linee dell’agire politico. Solo l’autonomia culturale del partito può garantire la vera, reale edificazione di una comunità che si riconosca in un progetto politico di lunga durata.

Per riformare i Circoli occorre dunque riformare il partito e speriamo pertanto che da questa triste vicenda romana tu trovi lo stimolo e la passione per portare in tutte le sedi del partito questa esigenza per noi improcastinabile sin dal prossimo Congresso.

Nel nostro piccolo noi cerchiamo giorno per giorno di portare avanti questa visone del partito come strumento di co-partecipazione alla gestione del bene comune e di valorizzazione del lavoro fatto gratuitamente da tanti attivisti,  nonostante le enormi difficoltà che incontriamo.

La proposta che segue vuole essere un contributo costruttivo a superare l’attuale fase di disorientamento dei tanti militanti e la sfiducia dell’opinione pubblica sul ruolo dei partiti.

Manuale della qualità

 I Circoli del Partito Democratico romano, per far tornar la politica in sintonia con la società ed il proprio elettorato, decidono di dotarsi e di rispettare le regole di un manuale di qualità per la gestione e l’organizzazione dei loro Circoli e migliorare la democrazia e le competenze delle persone che li gestiscono. Il manuale rappresenta l’occasione per sviluppare un progetto di marketing politico da svilupparsi in rapporto con altri Circoli e l’associazionismo sociale, basato sull’assunto che un’organizzazione politica è un organismo vivo, sempre in viaggio, organismo che ha una storia perché proviene da un passato specifico e si muove in un futuro tutto da scoprire, in base ad una visione che guida il partito, che, non dimentichiamo, è uno strumento per il miglioramento del territorio e delle condizioni di vita e le aspettative delle persone che si vogliono rappresentare e governare.

Il manuale è dunque uno strumento dinamico in continuo miglioramento, è un metodo di lavoro basato su principi condivisi, ma diverso per ogni realtà perché i Circoli debbono essere fortemente integrati con il territorio in cui operano. Il manuale è il frutto di un attività bottom up (dal basso verso l’alto).

Obiettivi

1. Definizione del manuale di gestione del circolo

Il manuale deve definire lo standard minimo di qualità che deve essere personalizzato dal direttivo di ogni Circolo e trasmesso alla Federazione entro giugno di ogni anno. Lo standard deve prevedere:

1. frequenza e numero riunioni, seminari, gruppi di lavoro tematici, uso dei social network, assemblee di iscritti e di elettori, rispetto delle diverse posizioni culturali e politiche, rapporti con altri Circoli e con associazioni, metodi di formazione politica, che il Circolo vuole organizzare ogni anno.

2. metodi applicati per la rilevazione e il controllo degli obiettivi e di verifica interna dei risultati ottenuti.

3. indicazione dei metodi usati per far acquisire competenze ai dirigenti del Circolo (seminari, corsi di formazione, forme di promozione delle donne a ruoli dirigenti, di rotazione dei gruppi dirigenti).

4. il bilancio previsionale ed il consuntivo annuale con specificata ogni voce di entrata superiore a 50 euro.

5. le modalità di trasparenza che il Circolo attua per far conoscere la sua attività sul territorio.

6. valutazione sulle primarie svolte sul territorio nei tre anni precedenti e stesura di un proprio codice di svolgimento delle primarie in sintonia con quello redatto a livello superiore.

Le primarie devono servire al rinnovamento e all’allargamento della partecipazione senza essere inquinate da voti spuri o peggio comprati. Per questo occorre modificare le regole attuali e vararne di nuove molto più stringenti e vincolanti.

Il manuale deve essere accompagnato da una storia che racconti il passato con il riconoscimento dei punti di forza e di debolezza dell’attività politica svolta negli anni sul territorio, il presente con l’analisi del lavoro in itinere ed il bilancio organizzativo attuale con informazioni e dati su votanti, iscritti, attivisti, analisi della concorrenza di altri partiti sul territorio, il rapporto con gli amministratori eletti, il futuro con il riconoscimento dei segnali che provengono dalla società, gli scenari di sviluppo e la selezione del percorso da seguire per rispondere alle aspettative individuate .

I Circoli on line devono sviluppare un proprio specifico manuale che tenga conto dei fattori che li contraddistinguono.

La Federazione romana non prepara un fac-simile di manuale ma indica solo il percorso.

Tutti i Circoli devono dotarsi del proprio manuale pena il disconoscimento dell’appartenenza al PD .

 2. Benchlearning

Entro un anno dalla prima adozione la Federazione convoca un seminario con un gruppo di 20- 25 circoli (territoriali ambientali e on line ) che hanno redatto i migliori manuali di qualità per definire uno schema di sviluppo di un nuovo manuale, basato sulla raccolta delle best practices riscontrate, al fine di formalizzarle e divenire progetti replicabili ed individua un gruppo di consulenti-progettisti ed assessor -valutatori che dovranno andare a spiegare in tutti i Circoli i criteri con cui redigere il nuovo manuale del prossimo anno.

La Federazione dovrà provvedere nel frattempo ad un’analisi di tutto l’associazionismo che opera nel territorio e che fa riferimento a dirigenti del partito, verificarne le iniziative e le fonti di finanziamento, mettendo in rete le eventuali iniziative che reputa di comune interesse e viceversa prendendo le distanze da quelle che reputa non compatibili con la prassi del Partito Democratico.

Sarebbe inoltre opportuno che chiunque abbia ottenuto a vario titolo contributi da società coinvolte in scandali e ruberie, restituisca alla parte lesa (nel nostro caso il Comune di Roma )le somme ricevute anche se in buona fede.

3. Diffusione

I Circoli romani possono divenire un esempio di buona qualità della politica e di formazione di un nuovo gruppo dirigente di “civil servants” per il Paese. L’esperienza potrà dunque divenire oggetto di storie da diffondere a livello nazionale sia attraverso l’uso dei social networks che di altra media .

 4. Finanziamento

I Circoli come da statuto devono essere autonomi finanziariamente e per questo devono poter contare su un limite minimo di iscritti. E’ inoltre necessario stabilire nuove regole sul pagamento delle quote associative che devono essere in proporzione al reddito e al ruolo svolto nel partito. Inoltre la Federazione deve stabilire i criteri di interazione fra i Circoli e contribuire alla vita di quei Circoli, fondamentali per il territorio, ma che hanno difficoltà a svolgere la loro attività a causa di condizioni economiche problematiche. Va inoltre regolamentato il finanziamento alle strutture intermedie, come i coordinamenti di zona.

Bozza redatta a Roma nel gennaio 2015 da un gruppo di lavoro del Circolo Roma Centro Storico ed approvata dal direttivo del Circolo nella riunione del 29 gennaio 2015.