Mario Fiorentini, una vita avventurosa come un romanzo: fondatore dei Gap a Roma durante la Resistenza, matematico insigne promotore delle ricerche altrui, nel suo novantaseiesimo anno di vita è testimone lucido del Novecento, negli anni incerti del secondo millennio

Mi accoglie sorridendo in casa sua in via del Boccaccio, a due passi da via del Tritone, è vivace come un ragazzo, la voce ferma e gioviale, il passo per nulla incerto, la schiena diritta, racconta mille aneddoti e storie, ma non dimentica una data, partigiano della prima ora, nato a Roma il 7 novembre del 1918, Mario Fiorentini custodisce il suo archivio nella memoria, prima ancora che nei libri, nelle fotografie e nelle tante interviste che ha rilasciato. Ha sposato la compagna di lotta partigiana Lucia Ottobrini, gappista coraggiosa e audace, cresciuta in Alsazia, conosciuta poco prima della Resistenza, durante uno spettacolo, complice la lingua francese, dopo quasi sessantanove anni di vita insieme si rivolgono parole di stima e affetto l’un l’altra, che siano destino o provvidenza poco importa. Mario, figlio unico, nasce in una famiglia della media borghesia romana, suo padre è un commerciante ebreo, il suo percorso di studi, molto personalizzato, lo porterà a conseguire la licenza liceale e la laurea in matematica senza mai frequentare le lezioni, sostenendo tutti gli esami da privatista e frequentando poi l’Istituto Nazionale di Alta Matematica dove l’incontro con il grande Oscar Zariski segnerà il suo destino accademico quale professore di Geometria superiore e cultore di Geometria algebrica. Ha insegnato in Canada, negli Stati Uniti, a Ferrara, tenendo conferenze in tutto il mondo, di me tra cinquant’anni, dice, si ricorderanno cinquanta righe sulla matematica e cinque sulla Resistenza.  Appassionato cultore di teatro, di musica, di cinema, si definisce un testimone della cultura umanistica italiana dal ’33 al ’43, amico fraterno di Carlo Lizzani, frequentava, come Carlo Maria Giulini, il futuro grande direttore d’orchestra, i concerti all’Augusteo, dove andava tutta l’elite romana. Alla proclamazione delle leggi razziali nel ’38, Fiorentini, offeso e indignato, si reca dal rabbino capo di Roma perché vuole essere ebreo a tutti gli effetti, un gesto di sostanza, non certo solo simbolico, ma non è circonciso, sua madre è cattolica, il rabbino respinge l’offerta, l’episodio offrirà lo spunto per riflessioni e dibattiti mai sopiti, intanto all’otto settembre del ’43 farà seguito immediatamente la costituzione del CLN. Si riuniscono De Gasperi, Ruini, Amendola, Pertini e gli altri, sostengono di fare la guerra ai tedeschi. Il dieci settembre, io e Lucia, ricorda, diamo inizio alla guerriglia urbana e al capovolgimento, la situazione era ancora molto confusa, era tutto in movimento, noi avemmo la fortuna di trovare un ufficiale, il tenente Pratt, che ci ha aiutato molto per la raccolta delle armi. I Gap centrali sono stati quattro, il primo, denominato Antonio Gramsci, era costituito da Gioacchino Gesmundo, Lucia Ottobrini, Mario Fiorentini e Franco Di Lernia, il secondo, intitolato a Gastone Sozzi, era composto da Franco Calamandrei e Maria Teresa Regard e altri, i due gruppi erano completamente separati tra loro, non si conoscevano, il terzo gruppo, denominato Carlo Pisacane, era guidato da Rosario Bentivegna, ne faceva parte anche Carla Capponi, Medaglia d’oro al valor militare, mentre il quarto era a quello di Marisa Musu. Qualifica partigiana di “Maggiore”conquistata in sette mesi di guerriglia urbana a Roma, due mesi di guerriglia partigiana nel Lazio, undici mesi di guerra partigiana al nord, Emilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Mario Fiorentini ha conosciuto il carcere delle Brigate Nere in Valtellina, quello della RSI a Sondrio, il milanese San Vittore, Regina Coeli, lungo il Tevere. Decorato con tre Medaglie d’Argento al Valor Militare, tre Croci di Guerra al Merito, con la Medaglia Donovan dell’Office of Strategic Services (Usa) e con la Medaglia della Special Force (Regno Unito) afferma di costituire con Lucia, sono sposati dal 16 agosto del ’45, “La coppia di volpi argentate”, così vengono definiti perché sono la coppia più decorata d’Italia, lei, riconosciuta capitano sul campo, è anche la gappista più longeva. Con Laura Lombardo Radice, ricorda Mario, facemmo insieme l’attacco alla Caserma Giulio Cesare, tra le donne delle Resistenza lei è la figura politica più autorevole, quella fu l’azione più bella compiuta a Roma, accanto a lei c’erano Carla Capponi e Marisa Musu, noi stavamo su via dei Gracchi, la più bella perché non eravamo soltanto noi dei Gap centrali, c’erano anche i Gap di zona e poi c’erano le donne. Le azioni che precedettero l’attacco in via Rasella, il 23 marzo, una data importante per i fascisti perché ricorreva l’anniversario della fondazione dei Fasci di Combattimento, furono numerose, gli attacchi al carcere di Regina Coeli, all’albergo Flora di via Veneto, fuori dal cinema Barberini, alla sfilata fascista in via Tomacelli, in via Crispi, a piazza dell’Opera, occorreva dimostrare che i tedeschi non erano invincibili, un’esortazione in tal senso veniva, oltre che dal CLN, anche dalle forze alleate che avevano paracadutato a Roma i loro agenti segreti della Special Force e dell’OSS. Così Maria Antonietta Macciocchi, partigiana, scrittrice, deputata del PCI e poi parlamentare europea con il partito Radicale, ricorda nel libro “Duemila anni di felicità” l’incontro con Mario e Lucia avvenuto all’università di Montreal nel ’78: “Due italiani qualsiasi, di mezza età, che pure per me risplendevano come i due Dioscuri che stanno sul Campidoglio. Lucia la tiratrice scelta che fulminava i tedeschi come un cacciatore le allodole, i miei occhi li rivedevano ancora in azione, lui in bicicletta, lei seduta sulla canna, perché avevano una sola bicicletta. Avevano fatto saltare la colonna delle SS in via Rasella, avevano fatto tremare i tedeschi, Kesserling e Kappler. Dietro, nel tascapane attaccato al sellino, sempre il fagotto con le bombe. E Lucia, la pistola nella borsetta, svelta come una gazzella a correre, pronta a mirare come un tiratore scelto. Invito Fiorentini a parlarmi di William Donovan, Wild Bill, comandante dell’Office of Strategic Services che poi è diventato la Cia, il rapporto tra i due fu meraviglioso, sostiene, lui è stato sulla tomba di Donovan, chiamato dalla Cia. A Brindisi, dove Mario frequentò il corso di paracadutista, c’era l’occupazione alleata, il 23 giugno del ’43 gli alleati conquistarono Pantelleria, da quel momento la Sicilia per i tedeschi fu perduta, poi risalirono verso l’Italia, il messaggio era di far si che nelle truppe italiane e in quelle americane ci fosse un accordo di guerra, l’idea era quella di collegare le forze partigiane comuniste e socialiste, di sinistra, con gli americani, non con gli inglesi che all’inizio non volevano la collaborazione dei partigiani nelle missioni alleate. Per gli americani, chi ha creato questa rete collaborativa con i partigiani è stato William Donovan che era un comunista, o quasi, come può essere comunista un americano. Donovan fu poi vittima del maccartismo o fu risparmiato? Fu risparmiato fino ad un certo punto, afferma Fiorentini, quegli ufficiali americani, dice, avevano fatto la Guerra di Spagna contro Franco, loro lo istruirono, gli dissero cosa fare, lo consigliarono di stare sempre dietro le linee e lui risalì fino in Valtellina, traversando il Po’ in barca con i partigiani e poi il Lago di Como in barca con Gianna e Neri, i due partigiani fatti uccidere dal PCI per la faccenda del tesoro di Dongo, sottratto a Mussolini prima della fucilazione. The Comunist Desk, il Tavolo Comunista della Cia, era simboleggiato da ufficiali come Irving Goff, Vincent Lossowski, Vincent Scamporino, combattenti nella Guerra di Spagna, noi eravamo con l’OSS attraverso Alfredo Michelagnoli, Fred nella Resistenza, che era amico di Donovan, ma i pericoli erano grandi. L’ultima missione a cui fu chiamato era quella di recarsi a Milano e prendere contatti con gli ufficiali dell’OSS Icardi e Daddario per arrestare la fuga di Mussolini verso la Svizzera e consegnare il Duce agli americani. Ma il viaggio si rivelò estremamente difficile, successe il finimondo, l’Intelligence Service si mise in mezzo a noi e provocò disastri, Giacomo Chiara, il più grande rocciatore del tempo, la mia guida alpina, va in Svizzera e non ritorna, io aspettavo che tornasse, arrivò invece un capo missione inglese dicendo che Giacomo Chiara (Jokku) è caduto in un crepaccio su un versante del Monte Rosa, si è spezzata la corda. Fiorentini non potè più andare in Svizzera, rischiò di morire congelato, non raggiunse a Milano Daddario che riuscì a prendere Graziani, salvandolo, ma non Mussolini, la missione alleata fallì.

PAOLA MILLI

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Siamo onorati che Mario Fiorentini e sua moglie Lucia Ottobrini siano iscritti storici del nostro Circolo.