Il commento di Michele Emmer a Come si diventa un Partito Socialista Europeo

Sono d’accordo con il fatto che lo stato italiano dopo la seconda guerra mondiale è stato ricostruito utilizzando un modello assistenziale corporativo che ha portato sì benessere, parzialmente,  ma non coniugando insieme al miglioramento delle condizioni generali nè l’idea del merito, nè l’idea del confronto,  nè l’idea della verifica. Un paese rinchiuso in caste ognuna delle quella a difesa della propria corporazione. Non a caso il fascismo ha governato per 20 anni. In un paese in cui l’illegalità governa parti importanti  il modello che si è venuto sviluppando e che è esploso pochi anni dopo il boom economico, con la corruzione e tangentopoli, era quello di un stato al servizio delle corporazioni, uno stato che avrebbe potuto essere spremuto molto di più per ottenere grandi vantaggi, economici, dato che il denaro diventava il nuovo mito. Denaro senza lavoro, reddito da speculazione ed illegalità, senza alcuna remora.  Tranne la breve parentesi del 68 la classe dirigente, non necessariamente colta, ha messo da parte i pilastri alla base dello stato, correttezza, onestà, in una parola etica, e sobrietà, solidarietà , per lanciarsi nell’avventura berlusconiana, sublimazione di questo percorso. Ora è difficle stabilire chi siano le forze progressiste, è diventato quasi un male ricordare le parole onestà, etica, correttezza, interesse generale, perché il modello è stato e continua ad essere, anche  nel PD, l’indiviualismo, l’arrivare in modo veloce e rapido, in modo semplice, senza mediazioni. Perché il successo misura il risultato, il fine giustifica i mezzi. Etica, alla base formazione, educazione, che non a caso ha avuto un crollo negli utlimi 30 anni. Prima era una aspirazione, oggi è un intralcio. Bisogna ricostruire non tanto il PD, quanto il paese da questa orgia di vespismo (nel senso di Vespa Bruno) di cui i dibattiti televisivi, tutti, sono la sublimazione e il tweet il velenoso risultato.

Michele Emmer