Il 28 gennaio per il nostro appuntamento con il #mercoledìagiubbonari abbiamo parlato di pedonalizzazione e sanpietrini. Vi riportiamo una sintesi dell’incontro.

Dopo i ringraziamenti e i saluti di rito, il Segretario del Circolo presenta gli ospiti della serata. In particolar modo ringrazia Carla Di Veroli per la cura dei rapporti con la comunità ebraica. Il Presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi, per un impegno sopravvenuto all’ultimo momento, non è presente alla riunione. La prima questione da affrontare, secondo Giulia Urso, è valorizzare il passato, mantenendo viva l’attenzione al presente con uno sguardo volto verso il futuro. Riguardo le isole pedonali, queste dovrebbero rientrare in un piano generale cittadino.

Tatiana Campioni, Assessore ai lavori pubblici del I Municipio, fornisce subito un dato sorprendente: a Roma sono soltanto due le ditte specializzate in grado di intervenire nella manutenzione delle strade coperte dai sanpietrini. Si stanno organizzando dei tirocini, insieme alla Regione Lazio, per formare i giovani al mestiere di “selciarolo”. Il costo medio della manutenzione di questo tipo di pavimentazione oggi è cinque volte maggiore rispetto a quello delle strade in asfalto.

Più che di isole pedonali è necessario parlare di vere e proprie isole ambientali. E quella del Portico d’Ottavia è un’occasione per ripensare tutta l’area. All’interno ci sono botteghe, è stato mantenuto il tessuto sociale, ci sono le scuole e così via. Potrebbe costituire un esempio positivo per gli altri rioni. Ma occorre riqualificare Piazza delle Cinque Scole.  A questo proposito, Tatiana riferisce che sono in piedi i progetti di riqualificazione di Piazza Benedetto Cairoli, Piazza della Cancelleria, Piazza Beatrice Cenci e Piazza dell’Orologio.

Maurizio Pucci, Assessore ai lavori pubblici di Roma Capitale, ricorda l’eredità lasciata dal governo cittadino precedente: manutenzione e decoro urbano abbandonati, interventi di conservazione inutili – o utili ad “altri”. E il vuoto colmato dall’illegalità diffusa, non solo istituzionale. Maurizio conferma anche la difficoltà economica cui l’attuale Amministrazione deve porre rimedio. Per la manutenzione ha a disposizione soltanto 25 milioni di euro a fronte di una viabilità urbana che copre ben 750 km lineari, come da Roma a Taormina. E non si possono fare debiti. L’Amministrazione dispone però di 300 milioni di beni comuni, da non vendere, ma che si possono senz’altro mettere a disposizione.

Innanzitutto occorre rideterminare le regole cittadine. Rendere la città più moderna. Le strade non si possono considerare come cento anni fa, quando circolavano soltanto carri e cavalli. Esiste il problema della sicurezza dei pedoni. E occorre dotare la città di sanpietrini, non svuotarla! Via Condotti è una colata di asfalto, mentre a via Marsala, interessata dalla Stazione e da un numero notevole di autobus, ci sono i sanpietrini. Occorre semplicemente mettere ordine.

Il metodo da seguire per il cambiamento è quello del coinvolgimento dei cittadini. I sanpietrini devono essere collocati anche al di fuori del centro storico. La questione è generale e i sanpietrini rientrano in una visione di ricostruzione di tutto il tessuto urbano. Roma si caratterizza per essere costituita da una serie di agglomerati urbani. E’ necessario collegare i diversi pezzi di città.

Riguardo il Portico d’Ottavia, non bisogna pensare solo in termini di sicurezza antiterroristica. La sicurezza è di fondamentale importanza ma va coniugata con un progetto che renda vivibile il rione a tutta la città, non solo alla comunità ebraica. L’esempio da seguire è quello degli interventi effettuati nel Tridente. Essi hanno prodotto una maggiore fruibilità della zona, con un aumento dell’utenza.

Giacomo Moscati, vicepresidente della Comunità Ebraica di Roma, domanda come il Comune intenda finanziare tali progetti. Dove pensa prendere i soldi? E dove vanno a finire i denari che i cittadini versano ogni anno in tasse comunali?

Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, è d’accordo sul fatto che l’iniziativa dell’isola ambientale non debba nascere per problemi legati alla sicurezza. Anche se così nasce la pedonalizzazione davanti alla scuola. Occorre migliorare la godibilità del quartiere e il progetto dovrebbe includere il Teatro di Marcello. A questo proposito c’è un bellissimo progetto dell’architetto Luca Fornari.

Seppure i dati economici segnalano una crisi che vede ridurre gli introiti dei commercianti del Portico per una percentuale vicina al 50%, una buona notizia è fornita dalla libreria che, al contrario, vede crescere gli incassi per la stessa percentuale. Ciò significa che i clienti sono anche esterni all’area e che sta cambiando anche la tipologia. Riccardo lancia anche una proposta che investe il servizio offerto dal Comune in relazione alla navetta, che parte dal parcheggio ex ATAC di Trastevere. Potenziarlo e allargare il giro fino a toccare il Portico d’Ottavia.

Occorrerebbe anche ricollocare la fontana delle Cinque Scole nel luogo d’origine. Lo stesso museo ebraico testimonia l’entusiasmo dei visitatori nel vedere le ricostruzioni storiche del Ghetto. Visitatori aumentati in occasione della giornata della cultura ebraica, con la recente iniziativa della Notte della Cabbalà, che tanto successo ha avuto.

Agli interventi degli ospiti sono seguiti quelli dei partecipanti. Secondo Alessandro, il Ghetto dovrebbe diventare un vero e proprio centro di cultura religiosa. Da responsabile del gruppo di lavoro che si occupa del decoro urbano nel Circolo afferma che le proposte fin qui ascoltate non si discostano di molto da quelle elaborate ai Giubbonari. Ma occorre dare più spazio alla funzione abitativa. Sottolinea altresì che il centro storico è aggredito dal turismo di massa. Questo produce una “bad economy”. Riguardo le isole ambientali, si deve pensare anche alla loro accessibilità. Per non creare barriere è necessaria una progettazione a tutto tondo. Alessandro lancia infine una proposta, quella di un “concorso di creatività”, in modo da scegliere il miglio progetto sulle isole ambientali.

Cesare, a proposito dei progetti di pedonalizzazione, si domanda in che modo saranno coinvolti i residenti. Sul turismo di massa, denuncia le trasformazioni abitative illegali: cantine che diventano Bed & Breakfast. Se i cittadini sono i custodi del territorio occorre dare loro in cambio qualcosa. E piuttosto che mettere in cantiere chissà quanti progetti, forse è bene pensarne uno e realizzarlo!

Berto è anche lui dell’idea che l’Amministrazione debba condividere i progetti di trasformazione urbana con i cittadini. E c’è bisogno di un modello. Portico d’Ottavia è la prima isola su cui fare sperimentazione. Occorrerebbe legarla alle altre isole in via di realizzazione, istituendo una rete fatta di percorsi tematici, valorizzando i Rioni. Questi potrebbero rivitalizzarsi sull’esempio di ciò che succede nella città di Siena.

Anita lamenta che le persona anziane non trovano un posto dove sedersi: nel rione dove abita sono state tolte moltissime panchine e quelle che ci sono versano in cattive condizioni.

Viviana Piccirilli Di Capua, dell’Associazione abitanti del centro storico, testimonia l’iniziativa personale di alcuni cittadini che hanno abbattuto dei paletti: costituivano barriere architettoniche. La riqualificazione urbana dovrebbe avere carattere ordinario e i B&B abusivi costituiscono un problema legato alla sicurezza.

Angel racconta dell’interessamento da parte del parroco della chiesa nei pressi del capolinea 63, riguardo la piazzetta antistante. Non ha avuto la soddisfazione di un vero incontro con l’Amministrazione capitolina. E lo chiede ora agli ospiti. In merito alle questioni dibattute, ritiene che nei progetti di riqualificazione si debbano coinvolgere anche gli antropologi. L’azione deve essere interdisciplinare.

Aldo accusa lo stato di abbandono di Trastevere. E’ stata dimenticata. E’ diventata un suk dove comandano i ristoratori. Non vede l’ora di tornare nella sua vecchia abitazione di Campitelli. Nella zona trasteverina dove risiede, la pedonalizzazione è stata realizzata senza coinvolgere gli abitanti, col risultato che alle automobili si sono sostituiti gli schiamazzi.

Anna denuncia l’uso dei bambini per la raccolta dell’elemosina, mentre Donatella, architetto e docente universitaria, riferisce che esiste già un rapporto di collaborazione tra urbanisti e antropologi.

La chiusura della serata spetta all’assessore Pucci. Maurizio, riguardo il coinvolgimento dei cittadini, chiama a testimoniare la rappresentante dell’Associazione abitanti del centro storico e le chiede retoricamente se questo coinvolgimento c’è stato o no.

Poi, a chi gli chiedeva conto di dove intendesse prendere le risorse economiche per i progetti da realizzare, risponde chiedendo a sua volta dove sia finita l’imprenditoria nazionale. Lo stadio della Roma si costruirà con i soldi portati da un americano, la riqualificazione dei Mercati Generali sarà effettuata grazie ai soldi portati da imprenditori francesi.

Ad ogni modo decoro urbano significa anche “mettere in riga i servizi che si hanno”. Costituire, ad esempio, una centrale unica di manutenzione urbana è a costo zero. Ed è quello che bisogna fare.

Maurizio termina il suo intervento affermando che la Giunta Alemanno ha spezzato l’unità cittadina in lembi di tessuto urbano. Questo è stato l’errore più grave. E conclude ricordando la risistemazione del mercato di Testaccio e la riqualificazione della piazza con il ritorno della Fontana delle Anfore: un modello per la riconversione di Piazza Vittorio in un punto di attrazione turistica.