Per Giulia Urso

 in occasione del 25 aprile, mi permetto inviare il testo del  mio intervento ad un Convegno sulla Costituzione, promosso da Giovanni Bachelet nel lontano  2008, che  riletto,  dopo l’intervista al Capo dello Stato oggi su Repubblica, mi sembra conservi ancora tutta la sua attualità. Un atto di partecipazione alla Festa dell’aprile 2015 
Fabrizio Giuliani

Pietro Scoppola e la Costituzione –  Intervento di Fabrizio Giuliani

E’ senz’altro un atto di temerarietà rinchiudere, in un tempo così breve, la complessità della riflessione storica e politica di Pietro Scoppola sulla nostra Costituzione. Una riflessione che si svolge con uno sviluppo esemplare di continuità, via via arricchito dalla meditazione sulle vicende recenti della nostra storia. Tuttavia sono certo, insieme a Giovanni, che valga la pena in questa campagna elettorale, tutta concentrata sulle emergenze, ricordare, se pur per accenni sommari, l’attualità del pensiero di un grande storico anche con riferimento alla crisi politica che attraversa il paese, e al tempo stesso, evidenziare il contributo intellettuale, dato da Scoppola alla fondazione del nostro partito, quale possibile risposta a questa crisi. Aprile è un mese importante nella storia del nostro paese. Nel mese di aprile abbiamo votato per le politiche del 1996, del 2006 e domenica 14 andremo nuovamente alle urne. Siamo dunque a pochi giorni dalla data delle consultazioni e dalla ricorrenza del 25 aprile anniversario della Liberazione. Appuntamenti importanti – tutti in qualche modo legati tra loro – non solo per la scelta di un futuro governo ma anche perché, negli ultimi anni, questa scelta è stata strettamente connessa  ad una confronto sulla validità della nostra Costituzione, sulla base di un ripensamento critico della nostra identità nazionale e di una storia comune condivisa. Mi vengono in mente queste riflessioni quando, per preparare il breve intervento,   ho preso in mano il libro di Pietro Scoppola  25 Aprile la Liberazione pubblicato la prima volta nel 1995. Un’intensa lucida riflessione che, a distanza di qualche anno, conserva intatta la sua validità in quanto mette bene in luce, nella sua prospettiva storica, il nesso indissolubile tra Resistenza e Costituzione. Nella Resistenza Scoppola individua l’elemento costitutivo di una nuova identità nazionale, la risposta ad una domanda vitale di un popolo che usciva dalla tragedia della guerra: Resistenza intesa non solo come lotta armata, ma anche resistenza civile come dirò tra breve. Nel corso di questi ultimi anni Pietro Scoppola ha molto riflettuto sul processo costituente e in occasione del Referendum, ha dato un contributo significativo, alla campagna per il no, grazie alla sua competenza di storico, unendosi ai tanti che nell’ambito delle loro professioni hanno sentito il dovere morale , primo tra tutti Luigi Scalfaro, di difendere la nostra Costituzione e i suoi valori.  Scoppola parte dall’idea che la nostra Costituzione ha radici profonde nella storia e in occasione del referendum ha condiviso il pensiero di Leopoldo Elia quando, ha definito le modifiche radicali approvate dalla destra una aggressione. Tre sono secondo Scoppola le ragioni del radicamento della nostra Costituzione: la prima legata al rapporto Resistenza e Costituzione, la seconda al legame della nostra Costituzione con la tradizione del costituzionalismo europeo, la terza nella saldatura che la Costituzione ha realizzato tra Chiesa e Democrazia. Ad una tesi secondo la quale la Resistenza è stata solo un movimento minoritario a fronte di una passività della grande maggioranza del Paese, Scoppola sostiene che questa visione non corrisponde alla realtà. Il fenomeno della lotta armata conserva tutto il suo valore, ma non può essere isolato dalle tante forme di resistenza civile. Scrive dunque nel volume che ho citato: “la popolazione italiana nel suo insieme non fu inerte e indifferente di fronte ai mille drammi umani provocati dall’8 settembre aiutando i soldati sbandati, proteggendo i militari alleati in fuga dai campi di prigionia e molti ebrei furono salvati dalla solidarietà popolare; grazie al Presidente Ciampi è stata recuperata la resistenza dei circa 600.000 militari prigionieri nei campi di prigionia”. La data del 25 aprile è dunque il punto di arrivo come conclusione della guerra civile e liberazione del Paese ma è anche un punto di partenza per la ricostruzione democratica . In questo senso l’antifascismo rimane come fondamento irrinunciabile della nostra Costituzione. ” Il secondo aspetto il riferimento al costituzionalismo europeo. Scoppola lo individua in un equilibrio tra esigenze di rinnovamento espresse dalla assemblea costituente e il riconoscimento necessario dato dal referendum popolare del giugno 1946 sulla forma dello stato “La nostra Costituente così come è nata ha ripreso le concezioni costituzionali sviluppatesi all’indomani della rivoluzione francese nel corso dell’ottocento ed ha espresso l’equilibrio tra concezione illuministica e idea storicistica della Costituzione “. Questi valori tradizionali sono stati arricchiti dalla forte impronta sociale con il fondamento della uguaglianza sociale fissato dall’articolo 3. Il terzo aspetto è rappresentato dalla saldatura in Italia tra Chiesa Cattolica e Democrazia. un rapporto non scontato e che in occasione del Referendum sulla forma costituzionale tra Monarchia e Repubblica (forma di stato che incontrava molte resistenze specie tra i vescovi del sud) si risolse con l’indifferenza della Chiesa per le forme di governo, riconoscendo la libertà di scelta dei cattolici. Tema molto caro a Scoppola che svilupperà nel libro intervista “La Democrazia dei cristiani”. Dunque queste sono le premesse sulle quali la nostra Costituzione “ha dato forma giuridica e ha consacrato sentimenti e speranze radicate nel popolo” un radicamento profondo nella nostra storia e un elemento essenziale della sua identità nazionale. Non quindi semplice compromesso tra partiti nell’immediato dopoguerra, bensì un riconoscimento condiviso dai costituenti di attese, speranze, valori espressi dal paese all’indomani della tragedia della guerra. La Costituzione quindi è elemento costitutivo della nostra identità nazionale. Scoppola concorda pienamente con la Corte Costituzionale che ha dichiarato non modificabili principi e norme che costituiscono il nucleo fondamentale della nostra Carta. Il tema dell’identità nazionale è una costante del suo pensiero. Non solo come elemento significativo della sua riflessione storica ma anche come elemento portante del suo impegno politico: una identità da salvare, custodire, annunciare, essere oggetto di educazione anche come patriottismo della Costituzione. Una identità valore irrinunciabile contro ogni riforma costituzionale che la violasse . La vittoria del Referendum ha messo momentaneamente al riparo il testo, tuttavia la vigilanza non deve mancare perché è debole nel coscienza del nostro popolo “il patriottismo della Costituzione” a differenza di tanti Paesi . Anche nell’area riformista e della sinistra non vi è un pensiero unanime sulle necessarie riforme per rendere più moderno il paese: è sempre presente la tentazione di riforme oggetto e soggetto di scambio politico. Le norme non sono intangibili. Tuttavia nessuna riforma può discostarsi dai principi di fondo della Costituzione contenuti non solo nella prima ma anche nella seconda parte. Le riforme esigono un criterio rigoroso di coerenza al suo profondo significato storico e la consapevolezza che la Costituzione non è un bene disponibile e ogni cambiamento deve muoversi secondo una linea di continuità rispetto ai valori di fondo. E anche se Scoppola riconosce la necessità di un rafforzamento dell’esecutivo afferma con decisione che “La nostra è nata e deve restare una Repubblica parlamentare” Nel contempo, come scrive nel volume “La coscienza e il potere” difende il nesso tra Resistenza e Costituzione anche contro la tesi secondo la quale la crisi del sistema politico nasce nel momento fondativo della Repubblica. La crisi della democrazia , nel Paese, va ricercata nella storia della Repubblica in particolare negli anni settanta e culminata nella tragica vicenda del caso Moro: una vicenda lontana e spesso rimossa ma che nella linea della riflessione sulla transizione italiana e sulle sue difficoltà rimane fondamentale. “E’ mia convinzione che l’eredità del caso Moro agisca ancora non solo sul terreno del sistema politico ma più profondamente sul piano morale a livello dell’identità stessa del Paese”. Il ragionamento che viene sviluppato su questa vicenda è ampio e per un approfondimento rimando alla lettura del libro. La riflessione sulla Costituzione negli ultimi anni si innesta su quella relativa alla nascita del PD. Non a caso, nell’intervento che fece il 17 marzo 2007 nel Convegno promosso dalla rete dei Cittadini per L’Ulivo, affrontando il tema le ragioni storiche del partito democratico, sosteneva che stava emergendo una destra senza storia di tipo non europeo, con i vizi antichi di una società restia della legalità, insofferente dello Stato. Indicava al Partito Democratico il compito di mettere insieme pezzi di popolo che hanno perduto la loro identità e hanno bisogno di ritrovarsi in una identità comune più ampia, più comprensiva, perché la transizione ad una democrazia compiuta  non si è conclusa: da qui la crisi del nostro sistema politico che si ripresenta anche in questa tornata elettorale con la pessima legge, approvata unilateralmente, con cui saremo chiamati alle urne. La proposta del PD si radica al livello del compimento del processo fondativo della democrazia : perché questo processo del quale sono state poste le premesse con la Costituzione non è compiuto, a livello etico, a livello di cittadinanza e a livello istituzionale. Tuttavia “il compimento del processo democratico non può avvenire solo in ragione di una forzatura di tipo politologico” E’ necessaria una ampia partecipazione popolare che abbia la consapevolezza delle dimensioni storiche del problema “una cosa nuova non legata al successo di un governo o di un uomo politico”. Termino  con le parole conclusive dell’intervento di Scoppola tenuto a Roma 21 maggio 2006 alla vigilia del referendum. Parole che oggi, conservano intatte tutto il loro significato a fronte di progetti discutibili di riforma e rivendicazioni che rischiano di contraddire il valore delle norme costituzionali, e che purtroppo interessano tutti i contendenti “Dunque il nostro no del 25 giugno ha un significato profondo: non solo vogliamo respingere una cattiva riforma ma vogliamo trarre occasione da questa difesa della nostra Costituzione per compiere un passo verso quel patriottismo della Costituzione così debole nel nostro paese, un momento di attuazione della Costituzione e di creazione di una più consapevole cittadinanza repubblicana.”