fab-labIl termine, coniato in Usa nel 2012, è l’opposto di off-shoring, ed indica la tendenza delle imprese a ricollocare nel paese di origine la produzione manifatturiera. Il guru del movimento è Harry Moser, fondatore dell’associazione Reshorenow, la cui mission  é rimpatriare le aziende americane che avevano delocalizzato la loro produzione. La sua associazione elabora modelli di costo  in cui dimostra i costi reali della delocalizzazione ed i vantaggi del ritorno a casa. Sulla sua scia sono nate altre associazione tra cui la Hackett group in Florida. Il settore delle materie plastiche é stato il primo a convalidare i suoi studi: la Apple ha ripreso a produrre in USA. I motivi sono presto detti e sono sia economici che etici .
Quelli economici: i salari esteri non sono più così bassi come una volta (solo in Cina i salari sono aumentati degli ultimi due anni del 18%); le spese ricorrenti (viaggi di controllo) sono state sottostimate; i dazi e le imposte sono aumentate, idem il costo del trasporto; gli errori ed i difetti sono troppo frequenti e si rischia di perdere il know how; si riduce il costo delle scorte di magazzino e la catena del valore.  Quelli etici sono stati ben evidenziati dall’associazione Grenville italiana: si creano nuovi posti di lavoro nel paese d’origine; si rafforza l’economia ed il sistema industriale; diminuisce il rischio paese; migliora l’immagine aziendale. Basti pensare che  ogni posto di lavoro nell’industria genera almeno 2 posti dei lavoro nel settore terziario per capire quanto si stia incentivando il fenomeno e il presidente Obama ha incaricato di formare una task force diretta da Moser per favorire il processo di re-shoring. La tendenza sembra essere in atto anche in Italia. Tanto che anche l’Ikea ha deciso di aprire uno stabilimento di produzione a Novara.
Secondo i dati del 4 trimestre 2013 il sistema dei distretti ha incrementato le sue esportazioni del +6,1%, esportando più della Germania nonostante l’euro forte. Su 143 distretti aderenti all’associazione nazionale ben 101 presentano un saldo attivo, con i testa i distretti della Toscana e dell’Emilia ma anche quello della meccatronica di Bari,  quello del vino in Piemonte, le concerie di Arzignano (Friuli). Anche le reti d’impresa vanno forte: oggi sono in rete 6400 imprese raggruppate in 1353 reti, solo nell’ultimo anno ne sono nate 400 grazie alle molte leggi di incentivazione regionale e rappresentano il 7,6% delle 73951 imprese, con oltre 200000 euro di fatturato. Inoltre anche forme innovative di impresa come i fab lab – dove si unisce la tecnologia delle stampanti tridimensionali con la creatività artigiana – stanno andando forte e ne sono stati censiti un centinaio. E’ ora che anche l’Italia, in cui il settore manifatturiero rappresenta il 17 % del valore aggiunto con 3,9 milioni di posti di lavoro diretti e 6,5 nei servizi derivati, faccia la sua parte: il nostro ministero dell’economia con gli assessorati regionali deve  favorire il reshoring, fornendo modelli di costo ed eventuali agevolazioni per il reisediamnto idem la Unione Europa dove il manifatturiero rappresenta 34,6 milioni di occupati diretti e circa 70 milioni nei servizi. Il lavoro di incentivazione fatto dalle regioni a favore dei distretti e delle reti di impresa sta cominciando a dare i suoi frutti adeso è l’ora del re-shoring.

Andrea Secci