Programmata da tempo, la discussione aperta che il Circolo PD Roma Centro Storico ha tenuto mercoledì 3 dicembre, ha avuto nel libro di Giancarlo Capaldo, Procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Roma, ROMA MAFIOSA Cronache dell’assalto criminale allo Stato  (Fazi editore 2013) il filo conduttore. Un libro che in sintesi ripercorre tratti salienti della nostra storia repubblicana, attraversata in una lunga esperienza, maturata in procedimenti giudiziari inerenti a fatti eversivi e criminali e a macroscopici fenomeni di corruzione, così come attraverso la conoscenza di apparati amministrativi e istituzionali in significative sedi di Governo.

Un’occasione essenziale, per conoscere e analizzare insieme storia, attualità, sintomi critici e opportunità di difesa che possiamo attivare in un impegno comune di legalità, per condividerlo in una diffusa rete che operi nelle istituzioni, come nella società civile. Attrezzarsi, per contrastare quella che può definirsi una guerra alla democrazia, attraverso una prioritaria e non retorica difesa della legalità, è una necessità  vitale.

Roma Capitale, come si è sottolineato, è sede di Istituzioni rappresentative e di governo, di rappresentanze estere, di prestigiose testimonianze artistiche e culturali. Nel territorio del Primo Municipio, vicino alla sede del Circolo, ci sono piazze e vie dove transitano enormi flussi di popolazione non residente e nelle quali proliferano attività nella ristorazione e nell’accoglienza turistica, in proprietà di immobili di pregio che sono occasione di investimento e opportunità di riciclaggio di risorse di illecita provenienza nella economia cittadina e ne intossicano il tessuto. Esempi di indecorosa e disordinata trama di uso degli spazi pubblici e di commercio abusivo o di bassa qualità, sono sintomo di presenze illegali, humus e articolazione minuta di interessi consolidati e ramificati. Un vortice di passaggi proprietari e societari di organizzazioni “fantasma” sta alterando il DNA economico della Città. Ma il disordine, che pur intrecciato a una storica complessità e difficoltà nel suo governo, è però da tempo organizzato da una più complessa strategia di occupazione del territorio. Passeggiate romane, come nel libro sono definite nel capitolo undicesimo, per quelle piazze e vie storiche, così come nelle più moderne periferie “off limits”, di recente rinnovata notorietà, ne ricompongono il quadro sociale economico e politico e introducono alla comprensione di bisogni, valori e intenti; con la memoria degli eventi di “Roma capoccia der monno infame”, illuminano sull’intreccio di interessi criminali e società deprivata.

E’ certo ormai che la Città ha presenze mafiose diffuse, capaci di condizionare le scelte pubbliche e di eludere i controlli. E’ accertata la presenza di matrice internazionale come le mafie russa, cinese, nigeriana, albanese che hanno regole di affiliazione, metodi e caratteristiche legate alla cultura d’origine e che tuttavia dialogano e si accordano senza conflitto in cartelli di interessi intrecciati con le mafie tradizionali ( mafia camorra e ‘ndrangheta), originate da secoli nel sud del Paese, ma sempre più ramificate a Roma, come altrove in Italia e oltre confine. Mafie “silenziose” che rispettano il territorio degli alleati   di malaffare, che investono in diversi campi di illecita attività ( usura, gioco d’azzardo, traffico d’armi, di umani e di stupefacenti , violenza e intimidazioni, smaltimento illegale di rifiuti tossici, prostituzione, ecc.)come anche, sempre più in attività legali, dove si ripulisce un immenso fiume di denaro sporco. Mafie consolidate, capaci di muoversi agilmente con utili alleanze nel contesto dell’economia globalizzata e del nuovo crimine locale organizzato di analogo stampo, della crisi stanno facendo propria risorsa utile. Attraverso l’usura, il ricatto, la minaccia entrano in imprese apparentemente sane, se ne appropriano e il più delle volte mascherati dietro ignari o consapevoli prestanome, sul disagio sociale e economico prosperano. Prospera così un capitalismo criminale internazionale efficiente, flessibile e aggressivo.

Organizzazioni autoctone come quella attiva sul litorale di Ostia o, come è d’attualità, rianimate sulle ceneri di quella che fu la Banda della Magliana (un tempo “holding” territorialmente articolata in Città, poi sconfitta nel 92-93), sono oggi operative attraverso personaggi , ad essa un tempo legati, di una destra eversiva che nuove alleanze trasversali mette oggi in atto, con pratiche di corruzione e controllo e appropriazione di ampie quote di spesa pubblica per il sociale, fonte di lucroso guadagno.

La situazione nella Capitale ha omologo riscontro nel Lazio, seconda regione in classifica dopo la Lombardia per presenza attiva e intreccio di interessi mafiosi di molteplici origini, come è emerso anche dalle tante occasioni di incontro e dibattito promosse dall’Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio nei giorni 26-29 novembre 2014.

Una guerra criminale è in atto anche con le armi dell’economia legale e delle pratiche distorte del diritto. Si configura un articolato tentativo di appropriazione del potere in corso , con addentellati in ogni settore, che si intreccia a interessi occulti, costruisce cartelli e alleanze, diversifica gli investimenti, e travalicando lo spazio nazionale si estende in rete in altri Paesi. Un “cancro” che non lascia indenni altre democrazie occidentali, tuttavia più attrezzate della nostra nella solida formazione delle burocrazie pubbliche e nel valore socialmente più diffuso della legalità e dei diritti di cittadinanza che non attende favori di sudditanza.

Vari attori, con ingentissime risorse proventi di traffici illeciti, sviluppano affari illeciti sotto i nostri   occhi, non ancora abbastanza allenati a riconoscerli e valutarne l’intento eversivo.

Operano senza clamore e con rari fatti di sangue, grazie a collusioni diffuse. Le mafie dell’ultimo ventennio geneticamente mutanti, hanno posto le basi di uno Stato-mafioso e penetrato il tessuto economico. Agiscono “facilitate” nei meandri degli apparati pubblici, grazie a esponenti del ceto politico e amministrativo, grazie alla collaborazione di colletti bianchi: professionisti, notai ,avvocati commercialisti, tecnici, imprenditori spregiudicati, funzionari pubblici corruttibili, agenti di polizia, o uomini di intelligence e sicurezza, o magistrati infedeli al giuramento con cui hanno assunto la funzione e l’impiego pubblico e la dignità che ne consegue. Le mafie hanno bisogno di alleanze collaterali in ogni settore, per radicarsi e svilupparsi e chi queste alleanze sottoscrive, sotto una solo apparente dignità professionale è l’ altra faccia del corpo sociale malato da rivelare e combattere. Non bastano comunque le “ schegge” di verità che emergono da indagini e processi, se non le si accompagnano a una articolata riflessione storico- politica, che componga un quadro di lettura coerente.

Tanto hanno potuto infiltrarsi le mafie nel tessuto romano e delle istituzioni, perché ancora non sono sufficientemente e diffusamente maturi nei cittadini la conoscenza e i termini della feroce guerra in corso. C’è poi un deficit notevole di vigilanza e controlli che si è detto necessario colmare; così come va incrementata e messa in rete una ”antimafia” non retorica, non “di mestiere”, attivando sinergie tra gli apparati pubblici e, fuori di essi , con i cittadini e le loro espressioni associate.

Praticare la legalità nella vita quotidiana senza indulgenze a propri minuti come a maggiori personali vantaggi è una condizione essenziale per non dare spazio anche “culturale” alla conquista mafiosa del potere.

Al di là della centralità della questione romana, s’è detto dunque che va compresa la radice dei fenomeni di associazione criminale di stampo mafioso, ma anche e soprattutto il processo storico-politico che ne ha accompagnato l’evoluzione. Come Capaldo sottolinea concludendo il primo capitolo del libro, occorre meglio comprendere il rapporto tra criminalità e politica e considerare i nessi di reciproco vantaggio che possono affermarsi tra chi ha interesse a eliminare avversari esterni o interni alla propria parte politica e chi praticando crimine, violenza e illeciti affari, vuole accreditarsi e ottenere il riconoscimento del proprio status e, con alleanze negli ambienti del potere, ottenere impunità.

Dal libro e nel corso della discussione è emerso che questo coerente attacco allo Stato democratico , ha radici lontane nella lunga scia di ancora troppo non rivelati misteri e trame eversive che hanno accompagnato la nostra storia repubblicana. Esse si sono alimentate della debolezza delle istituzioni che si è affermata nella progressiva alterazione degli equilibri tra i poteri dello Stato. Prima progressivamente eroso il potere legislativo dall’eccessivo ruolo dell’esecutivo, poi  con una diffusa avidità verso la sfera finanziaria e economica di chi gestiva potere e apparati pubblici, si è provocata una alterazione nel ruolo dell’esecutivo e di fatto un conseguente un ruolo improprio del potere giudiziario che, negli anni in cui il declino di credibilità e fiducia nella classe politica ha preso piede, si è trovato a esercitare uno sbilanciato protagonismo. Complice anche il ruolo del Quarto Potere, quello mediatico che, accanto alla decisiva funzione di informazione, ha dato luogo in qualche caso a un “rapporto incestuoso tra certa stampa e certa magistratura”, che si sono alimentate reciprocamente nel fertile terreno di vicende processuali clamorose.

Lo spartiacque storicamente decisivo risale agli anni 92-93 del secolo scorso, tempo in cui c’è l’avvio di una diversa strategia della criminalità mafiosa e del progressivo depauperamento sostanziale degli spazi di democrazia, pur in un quadro formalmente inalterato. Una ipoteca grave sulla convivenza civile e democratica e sullo sviluppo di una economia sana e produttiva. Da un lato le stragi in Sicilia e gli attentati di matrice mafiosa a Roma, Firenze e Milano e dall’altro le vicende processuali di “Mani pulite” a Milano, nate come iniziative giudiziarie per riaffermare la legalità, ma data l’ampiezza dei fenomeni corruttivi, con inevitabile connotazione politica, hanno deviato il corso della storia. Sotto i colpi di forze autonome e contrapposte ma convergenti sul medesimo scopo di “assicurarsi il controllo della Repubblica”, Capaldo individua strategie parallele che si accendono nel medesimo contesto storico. Decapitata la classe dirigente politica nazionale, si è aperta una lunga fase ancora in corso che, nel processo storico giornalisticamente definito di “seconda repubblica” così aperto, ha impoverito nelle pratiche politiche e istituzionali l’impianto costituzionale tuttora formalmente vigente. La stesso strumento giudiziario “integrato nel sistema-potere” ha, ben oltre la garanzia di legalità, fatto esercitare alla magistratura un ruolo “atipico”, col forte rischio della perdita di piena autonomia e indipendenza.

Gli attentati mafiosi di allora e loro effetti hanno rivelato una strategia di attacco alle istituzioni repubblicane frutto di menti raffinate tuttora incognite.

La mafia da allora ha direttamente mirato a Roma, dunque al cuore dello Stato, e come ha sottolineato l’autore, non ha conquistato solo il controllo di un ulteriore territorio fuori dai confini di origine, ma ha mirato alla “occupazione di importanti spazi di potere politico”.

In una discussione molto partecipata, ragionata e costruttiva, il Consigliere Capaldo e l’avv. Iside Castagnola, Presidente della Commissione Sicurezza e legalità del Primo Municipio di Roma Capitale, hanno dialogato con molti intervenuti, tra i quali anche dell’On.le Silvia Costa, membro del Parlamento Europeo e il Prof. Massimo Brutti, voce di confronto tra l’attualità e la sua trascorsa esperienza legislativa e politica di Senatore.

Grazie in particolare a Flavia, Luca , Rosaria, Massimo, Gianfranco, Elisa, Lorella, Luis, Giulia, Berto, Fernando e Cesare dei cui contributi la riflessione comune si è arricchita su casi concreti e nel racconto di esperienze vissute: nelle prassi bancarie, nella pratica legale che ha conoscenza del concreta traduzione di norme generali e di norme “tecniche” ( nominalmente neutre, possono tuttavia alterare condizioni di accesso e offrire condizioni di favore di gruppi di pressione palesi o occulti nei procedimenti delle pubbliche amministrazioni), nelle procedure di emergenza, nella ipertrofica babele legislativa che consente l’ erosione degli argini di contrasto ai poteri criminali. Leggi di efficace organico contrasto invece, sono state ricordate patrimonio di altre stagioni parlamentari e di organizzazione partitica. Si è sottolineato come le ” liberalizzazioni” nel settore commerciale, male intese e con carenti misure di controllo sulle attività effettive, hanno offerto straordinarie opportunità di investimento alle mafie in zone di pregio, favorite anche da esosi canoni di locazione richiesti, che hanno espulso attività commerciali e artigianali di storico insediamento.

La duttilità di adattamento al mercato globale e enormi disponibilità finanziarie hanno favorito le mafie, ma queste si consolidano se resta e si allarga un vuoto tra i cittadini-elettori e le istituzioni. Un vuoto che anche da un impegno politico di Partito ancorato al proprio specifico territorio, anche dai Circoli può e deve riempirsi, spazzando attraverso il controllo democratico dal basso, il “mondo di mezzo” delle cronache giudiziarie recenti e trascorse.

Insieme si sono individuate alcune dinamiche negative che originano dal funzionamento effettivo delle amministrazioni pubbliche. L’assetto di competenze istituzionali e i processi di decentramento che a partire dagli anni ’80, hanno progressivamente spostato la dinamica delle funzioni e della spesa pubblica sugli enti locali, non ha però trovato coerente organizzazione delle attività, formazione e professionalità negli loro apparati amministrativi e in equilibrate relazioni tra personale politico e personale amministrativo, quest’ultimo oggi dotato di rilevanti poteri decisionali.

Nella frammentazione di competenze praticata negli uffici, nella inadeguata trasparenza e accesso ai dati , nella debole formazione di pubblici dipendenti e funzionari, nel deficit di formazione e selezione del personale politico e delle rappresentanze elette, che la dissoluzione dei partiti negli ultimi venti anni circa ha provocato e che, ancora oggi, non ha trovato esito in nuove sufficientemente solide formazioni, nella inadeguatezza dei controlli successivi di congruità e di veridicità delle dichiarazioni rese, nella mancanza di un sistematico efficace controllo capillare di licenze e bilanci, di una ricognizione sui titolari dichiarati delle aziende, con incrocio di dati tra il settore bancario e altre autorità (azioni risolutive e certamente possibili con le nuove tecnologie informatiche), gli intervenuti hanno individuato i punti deboli di un sistema che, più di prima, è oggi permeabile alla corruzione e alla deviazioni dall’interesse generale a interessi particolari, fino a quelli propriamente criminali. Selezione e formazione politica sono essenziali a livello locale e decentrato perché lì è il maggior flusso di spesa sociale e pubblica appetibile a interessi di parte e alla criminalità mafiosa e non.

Diffondere conoscenza, discuterne, rigenerare i partiti e formarne adeguate classi dirigenti, riequilibrare le relazioni politiche e tra le istituzioni, pretendere il rispetto della legge da chi ci amministra e governa e praticarlo noi stessi, ottenere amministrazioni trasparenti e capaci di dare informazione tempestiva e completa su dati, attività e procedimenti, praticare un linguaggio burocratico comprensibile a chiunque, attivare processi decisionali effettivamente partecipati, formare migliori impiegati e funzionari, sono antidoti all’affermarsi di gruppi di potere occulti e formazioni criminali, dalle cui infiltrazioni nessun settore della società, della economia e della organizzazione statuale e delle istituzioni può ritenersi indenne. Sono anticorpi a difesa della democrazia e della sua vitalità futura che nell’esercizio di cittadinanza consapevole possiamo attivare. Essendo, secondo l’insegnamento di Ghandi, ciascuno di noi agente del rinnovamento che desideriamo.

Serenella Romeo

Appuntamento del 3 dicembre mercoledì a giubbonari sulle infiltrazioni mafiose a Roma e nel centro storico.

capaldo

Sulla criminalità mafiosa e le sue parole d’ordine sono di utile lettura anche:

– Luiss- Regione Lazio “Adesso alza la voce!” 3° rapporto sulla legalità dell’economia “ Mafie bianche: la morsa del riciclaggio sul tessuto economico di Roma” – Roma 26 novembre 2014;

-John Dickie “ Mafia Republic”, Laterza 2014;

– Limes n. 10/novembre 2013 „Il circuito delle mafie”;

– N. Gratteri e A.Nicaso “ Dire e non dire”, Mondadori 2012;

– David Lane “Terre profanate- Viaggio al cuore della mafia”, Laterza 2010.